The Ship Magazine - di Jacopo Aloisi
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TIMORIA – Ritmo e Dolore

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Negli anni ottanta, e primi anni novanta, era difficile cantare in italiano in un contesto rock. Nessuno ti avrebbe preso sul serio. Eppure cinque ragazzi hanno intrapreso un “gioco”, chiamato Timoria, che li ha portati ad essere uno dei gruppi più importanti della scena rock italiana. Nel 1991, dopo aver partecipato coraggiosamente alla 41° edizione del Festival di Sanremo, aggiudicandosi tra l’altro il Premio della Critica per il brano “L’uomo che ride”, i Timoria pubblicano il loro secondo lavoro in studio, Ritmo e Dolore. Un album che segna la maturazione artistica della band. Ritmo e Dolore è una miscela di generi musicali che vanno dall’hard rock al classic rock passando per il pop fino alla progressive music. Il disco si apre con il brano di chiara ispirazione pop/rock, “Nata dal cuore”, contrassegnata da una melodia orecchiabile e da un testo mai banale. Nelle canzoni della band bresciana un ruolo da protagonista è riservato all’arte, che si manifesta nelle sue svariate forme. Così troviamo “Jugendflucht (fuga di giovinezza)”, liberamente ispirata all’omonima poesia di Hermann Hesse, o la stessa “L’uomo che ride”, ispirata dal romanzo omonimo di Victor Hugo. Quest’ultima è una canzone simbolo dei Timoria, dove la voce di Renga fa da padrone ad un arrangiamento da brividi. L’album prende caratteristiche più marcatamente rock in pezzi come “Ritmo e dolore”, brano contraddistinto da una netta protesta nei confronti dell’allora obbligatorio servizio militare (“l’assurdità di un anno per la classe militare lobotomia dei giovani, specchio dei tempi tuoi”), “Baby Killer”, “Gloria Fluxa Est”, testimone della preparazione classica dei componenti del gruppo, e “Brucia con me”, dove la chitarra di Omar Pedrini si fa più graffiante e incisiva, accompagnata dalla ritmica della batteria di Diego Galeri. Nell’album Ritmo e Dolore è contenuto anche il brano che, soprattutto dai fan di vecchia data, è riconosciuto come l’inno dei Timoria: “La nave”. Questa poesia è nata in un momento difficile per il gruppo. Dopo cinque anni di tournèe, credendo di essere arrivati al capolinea del loro progetto musicale, Omar Pedrini scrive questo testo un po’ epigrafe, un po’ esorcismo per parlare di questi disperati che avevano cercato di svegliare il mondo, alla fine del loro viaggio. Come dimostra questo album la crisi fortunatamente passò, ma la nave rimase, e divenne a tutti gli effetti il manifesto della band. La canzone “Albero” tratta un tema caro al gruppo come il rapporto generazionale, descrivendo il rapporto padre-figlio attraverso un’efficacissima allegoria naturalistica. Il tema verrà poi ripreso nel brano “Sacrificio” presente in Storie per Sopravvivere. Completano l’album “…Non tornerà mai più”, brano interamente strumentale, “Message for you”, ispirata alla vita di Beppe Crotti e dedicata ai ragazzi di Urago Mella, e “Troppo Tardi”, brano spiccatamente pop melodico.

Ritmo e Dolore è un disco imperdibile. Sicuramente uno dei migliori della discografia della band. Un album da ascoltare e riascoltare percependo sempre qualche nuovo aspetto o emozione. E per questo dobbiamo ringraziare tutti gli artefici di questa produzione: Omar Pedrini( chitarra e voce), Francesco Renga (voce), Enrico Ghedi (tastiere), Diego Galeri (batteria) e Carlo Alberto “Illorca” Pellegrini (basso).





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