TESTAMENT-The Gathering

Siamo alla fine anni 90, in molti si chiedono se il thrash metal, quello della bay area per intenderci, è davvero giunto alla fine della sua corsa…La risposta sta in questo album, “The Gathering” che mette tutti d’accordo e lo fa alla grandissima. A distanza di 2 anni dal precedente “Demoniac”, album che vide i nostri passare ad un vero e proprio death metal, viene fuori questo capolavoro assoluto, destinato a diventare un vero e proprio “must” per tutti gli amanti del genere e non solo. Basta conoscere la line-up (ancora una volta completamente stravolta) per potersi immaginare quale sia il risultato ottenuto: lo storico singer Chuck Billy, Eric Peterson e James Murphy alle chitarre, Dave Lombardo alla batteria e Steve Di Giorgio al basso (!!!!!!). Undici brani tiratissimi, di una potenza disarmante, senza alcun calo di tensione, super produzione e anche tante idee nuove per il gruppo americano. Nonostante il ritorno ad un thrash più classico, alcune soluzioni del passato non vengono allontanate del tutto, a cominciare dal cantato di Billy, che trova un giusto equilibrio tra il growl e le clean vocals, trovando soluzioni personali e sicuramente riuscitissime. Le chitarre sono rocciose, sempre cattive, urtano il nostro udito incessantemente, senza tregua, ed è proprio questa un marchio di fabbrica dell’ intero lavoro. Il metronomo Lombardo ci martella come peggio non potrebbe fare, riempiendo il disco in maniera disarmante, drumming estremo, veloce ed incazzato, ma senza tralasciare tutte le finezze di cui lui è un maestro, andando a valorizzare ancora di più, dove fosse possibile, l’intero cd. A completare la sessione ritmica c’è Di Giorgio, e qui non serve commentare la prestazione di quello che è uno dei bassisti più influenti della storia del metal. Dopo un breve intro, l’album si apre con “D.N.R.”, veloce e possente, che potrebbe tranquillamente riassumere quello che è il sound e l’approccio dei Testament in questo “The gathering”; a seguire “Down For Life” altro pezzo in classico stile thrash, trascinante e dal sapore old school. In “True Believer” e “Allegiance” la ferocia si meno incalzante, ma senza perdere in alcun modo l’impatto schiacciante, questo a dimostrare che non esistono brani deboli, lo strapotere di “The gathering”è assoluto! Magnifiche “3 Days In Darkness” e “Legions Of The Dead” dove ritroviamo più marcatamente la voce growl di Billy, che tanto aveva ricevuto critiche nel passato, e che in questi brani risulta essere devastante unita al resto della composizione, ricordando anche ai più giovani quale sia la strada per scrivere canzoni che facciano esplodere la testa come una bomba ad orologeria. Si potrebbe chiudere qui con la recensione, ma altre perle come “Careful What You Wish For” e “Sewn Shut Eyes” devono essere citate per far bene capire dell’ impressionante qualità di questo album, che senza stravolgere la storia della musica si presta a collocarsi tra gli album più influenti dell’intera scena Thrash Metal.
Antonio Leoncini
Jacopo Aloisi
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