Rage Against The Machine, Live Report

14 giugno 2008, come scordare questa data. Erano nove anni che aspettavo di vedere un concerto dei Rage Against The Machine, esattamente dal quel giugno 1999 (ultima concerto in Italia della band californiana) quando, causa esame di terza media, non mi fu possibile andare all'Heineken Jammin Festival. Questa volta non potevo proprio mancare. E così, insieme a due compagni di viaggio, partiamo alla volta dello stadio modenese, che per l'occasione è occupato da più di ventimila persone munite di birra, t-shirt di svariati gruppi musicali e, sopratutto, tanta adrenalina.
A scaldare l'atmosfera ci pensano i nostrani Linea 77 regalando alla folla sette pezzi, tra cui due cavalli di battaglia come Fantasma e Moka. La folla dimostra il loro apprezzamento nei confronti della band torinese, la quale ringrazia per l'affetto.
Dopo una mezz'ora di pausa arrivano sul palco i Gallows, un gruppo punk hardcore inglese. Uno spettacolo indegno per la giornata musicale, dove il cantante gioca a fare il Rotten della situazione sputandosi in faccia e sbraitando parole incomprensibili. La band continua imperterrita il loro spettacolo nonostante dal prato arrivino sul palco bottiglie piene e vuote, carta igienica e tappi di bottiglia. Il forntman si permette anche di rispondere alla folla, sputando su di essa e mandandola all'altro paese. Almeno fino all'ennesimo lancio di oggetti e all'abbandono del palco, accolto da un'ovazione.
Inizia a salire la febbre per i Rage Against The Machine. L'atmosfera si fa calda e le persone si ammucchiano sempre più sotto il palco, schiacciandosi l'uno con l'altro e creando una sorte di mare umano pronto a diventare mosso. Sono circa le dieci quando le luci si spengono e una sirena di allarme viene lanciata. Sul palco fanno il loro ingresso trionfale i Rage Against The Machine con indosso gli abiti dei prigionieri di Guantanamo e cappucci neri in testa. Basta solo l'intro di Bombtrack per scatenare il putiferio sotto il palco. Inizia un pogo selvaggio da cui è impossibile, per esperienza personale, scappare. Finito il primo pezzo i quattro californiani vanno dietro le quinte a cambiarsi mentre sul palco si rispengono le luci e, sulle note dell'Internazionale, si innalza la stella rossa. Dopo questo breve stacchetto ecco esplodere la rabbia di Zack De La Rocha in pezzi come Bulls On Parade, People Of The Sun e Testify. La folla impazzita salta e poga a ritmo di crossover regalando un colpo d'occhio imponente, come una gigantesca onda implacabile. I RATM sono quelli di sempre, quelli capaci di regalare esibizioni memorabili da cui è difficile non lasciarsi trasportare. Tom Morello scatenato salta sul palco ed elargisce virtuosismi e assoli di chitarra. Timmy C., rigorosamente a petto nudo, con il suo tatuaggio stile maglietta, mostra tutta la sua cattiveria artistica, scatenandosi e incitando costantemente i fan. Zack De La Rocha presenta una voce ormai matura, non più selvaggia come quella dei primi anni 90, grande punto di forza, come dimostra l'esecuzione di Renegades Of Funk o Down Rodeo. Brad Wilk, con baffetto annesso detta i tempi come sempre, svolgendo alla perfezione il suo lavoro. La scaletta della serata procede con l'alternanza di brani di battaglia, come Bulleth In Your Head, Know Your Enemy, Guerrilla Radio, Sleep Now In The Fire, e pezzi da un'elevata carica esplosiva come Born Of A Broken Man, Calm Like A Bomb e, sopratutto, Wake Up che scatena l'inferno sotto e sopra palco, con la folla in delirio e Morello e co. degni trascinatori.
Dopo una breve e meritata pausa di riposo, la band torna sul palco per gli ultimi due pezzi della serata. Nonostante quasi un'ora e mezza di concerto ininterrotto i quattro sembrano non essere stanchi e non si risparmiano per il gran finale. Si parte con Freedom scandita dagli intermezzi con cambio prepotente di ritmo e conseguente pogo selvaggio. E si conclude con Killing In The Name, introdotta da un breve discorso di denunci nei confronti dell'amministrazione Bush, esortando le persone presenti a vivere la propria battaglia per le strade facendo sentire la propria voce. Il concerto viene concluso con i ventimila di Modena che urlano a squarcia gola, con il medio alzato, “Fuck you I won't do what they tell me”, insieme a Zack.
Saluto finale con i quattro abbracciati con pugno alzato a ricambiare una vera e propria standing ovation meritatissima, per un'esibizione destinata a rimanere nella mente degli oltre ventimila presenti.