The Ship Magazine - di Jacopo Aloisi
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TESTAMENT - The Formation Of Damnation

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Label: NUCLEAR BLAST

Anno: 2008

Non vedevo l’ora di ascoltare il nuovo album dei Testament, sono infatti passati 9 lunghissimi anni nei quali è praticamente successo di tutto, dalla grave malattia del frontman Chuck Billy ai continui cambiamenti di line-up dal momento in cui i thrashers di San Francisco rilasciavano ‘The Gathering’, che ha impiegato ben poco tempo ad entrare nella storia come pietra miliare della musica thrash e di tutto il movimento estremo.

Nove anni non sono pochi, e durante tutto questo periodo, tante sono le situazioni che sono mutate, come è cambiata la proposta musicale dei vecchi Testament. E si, vecchi Testament in quanto quello che stiamo ascoltando ad oltranza in questi giorni, è proprio un ritorno al passato, un disco di classico thrash metal old school, come solo la band americana è in grado di scrivere.

Basta dare un’occhiata ai nomi degli artisti che hanno composto The Formation Of Damnation per capire che non poteva essere altrimenti: un ritrovato Chuck Billy guida infatti quasi la classica formazione degli esordi, con Eric Peterson e Alex Skolnick alle chitarre, il mito Paul Bostaph alla batteria e Greg Christian alle quattro corde.

Impressionante nel panorama odierno musicale, in cui le produzioni tendono ad unificare i suoni delle band soprattutto estreme, è il sound dei Testament, riconoscibile sin dai primi riff di chitarra, per non parlare poi della voce di Billy che sembra essere tornata in forma smagliante, e che si allontana dal growling ultimamente utilizzato e che comunque non ci dispiaceva affatto.

Dopo l’intro ‘In The Glory Of…’, arriva come una mazzata incredibile la prima chicca dell’album ‘More Than Meets The Eye’, un brano in classico stile thrash metal, con la sezione ritmica precisa, quadrata, corposa quanto basta, ed un riffing in continuo oscillare tra le inconfondibili sonorità degli americani e la voce di Billy, che, come detto prima, torna su territori che ci ricordano album come ‘Low’. Le coordinate della terza traccia ‘The Evil Has Landed’ sono le stesse nonostante la velocità di esecuzione cala, ancora un brano ‘classico’ quindi, ma incredibilmente trascinante come da tempo non ascoltavo, seppure nella semplicità della composizione stessa, in cui non ci sono soluzioni particolari, ma ha caratteristiche semplici che puntano a colpire immediatamente l’ascoltatore.

La title track segue alla perfezione quello che abbiamo gia ascoltato, un grandioso Bostaph (penso che il giorno mangi pane e thrash) la fa da padrone, e si continua nell’ascolto seguendo in linea generale questo andamento, in cui si riscopre in maniera lucida e senza stravolgere un sound ampiamente consolidato nel tempo.

Probabilmente alcuni si sarebbero aspettati un album che proseguisse le orme del predecessore e probabilmente non saranno in completo accordo riascoltando canzoni che potrebbero sembrare un pò datate, ma sono assolutamente certo che questo album spazza via quasi la totalità delle ultime uscite in campo thrash metal, dimostrando che si può fare scuola anche scrivendo dischi con caratteristiche non propriamente moderne.

Il plauso maggiore va fatto a Paul Bostaph, che dai tempi degli Slayer dimostrava delle qualità superiori alla media, e in questo disco lo conferma alla grandissima, ma non dimentichiamo la grande prestazione del non più giovanissimo Chuck Billy che in alcuni frangenti ci esalta, ed al riffing di Petersen, anche lui tornato a suonare la musica con cui era nato. Forse avrei dato maggiore rilievo ed importanza agli assoli di Skolnick, leggermente in ombra.

Tra gli altri brani che compongono questa formazione della dannazione sicuramente ‘The Persecuted Won’t Forget’, i cambi di tempo di ‘Henchman Ride’ e ‘Killing Season’ anche se la compattezza dell’album è incredibile e senza cali di tensione.

Di questi tempi un disco più che fondamentale, un disco da assaporare magari con il tempo, sperando di non aspettare più nove anni per ascoltare un disco di questi Testament.

www.testamentlegions.com

VOTO: 85/100

Leoncini Antonio





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