The Ship Magazine - di Jacopo Aloisi
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RUSTLESS - Start From The Past

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Label: IT WHY / MAGIX PROMOTION

Anno: 2008

Molti di voi ricorderanno sicuramente, chi per aver vissuto quegli anni, e chi per sentito dire, i Vanadium, storica band nostrana in grado, durante gli anni ‘80 e primi ‘90, di portare il metal italiano in giro per lo stivale ed in Europa, raggiungendo risultati artistici di elevato valore. Possiamo quindi partire nella recensione di questo disco da solide basi, per parlare del nuovo progetto che vede impegnati tre elementi degli ormai sciolti Vanadium, ed ovvero Stefano Tessarin, Lio Mascheroni e Ruggero Zanolini, che partoriscono la loro nuova creatura chiamata Rustless, coadiuvati nel loro cammino dal basso di Marcello Suzzani e dalla coppia di singers Elisa Stefanoni (buona la sua prestazione anche al flauto traverso) e Roberto Zari. Il titolo del disco è emblematico, Start From The Past infatti delinea già quello che musicalmente verrà proposto tra le 14 tracce che lo compongono, un Hard n’ Heavy ‘80inao con chiari riferimenti alla scena rock classica senza disdegnare innesti gotici sottolineati dall’inconsueta doppia linea vocale adottata, in cui le due voci si incrociano sfiorando diverse tipologie di sound. Tornando alla struttura dell’album, potremmo subito suddividerlo in due parti ben definite, in quanto sono presenti otto brani che fanno parte del nuovo corso artistico dei Rustless, mentre le ultime sei sono dei classici dei Vanadium riproposti in Rustless-style tanto per capirci. Questa soluzione è stata adottata dopo le numerose richieste da parte dei fans di poter ascoltare per la prima volta su supporto digitale tali canzoni che, ricordiamo, non sono mai state commercializzate in quanto i master originali vennero persi. Passando all’ascolto del disco, dopo l’intro strumentale ‘It’s The Three Of Us Left’, si parte subito forte con ‘Vanadium’, forse il brano più riuscito dell’intero lotto, trascinante e decisamente dalle tinte “power”, in cui sono innegabili sia le origini musicali dei componenti che, allo stesso tempo, le elevate qualità tecniche degli stessi, che si cimentano in tempi dispari e assoli mozzafiato, sempre melodici e ben incastonati tra le strutture del brano. In ‘Sand Of Times’, primo singolo estratto, vengono invece in risalto le venature gotiche create dalle due voci, che riescono comunque a dare per l’intera durata del disco linfa vitale al sound dei Rustless, riuscendo ad ampliare gli orizzonti della band. Tra le canzoni più trascinanti sicuramente i ritmi potenti e cadenzati di ‘Red Lust’ e ‘Rustless’, nelle quali la band dimostra di non volere assolutamente abbandonare quel genere di composizioni dirette e veloci che davano vita ai loro shows infuocati. Dalla traccia numero nove e precisamente con ‘I Was Born To Rock’ inizia la serie di canzoni targate Vanadium, e di certo non si può che ascoltarle con enorme piacere, tanto sono state attese, anche con una certa curiosità… Come nella prima parte del lavoro la resa sonora è buona, i brani sono suonati in modo impeccabile (forse anche troppo pulite quando si parla di Vanadium), come la dose di pathos che ogni singola traccia riesce ad esprimere, ma per una questione puramente di stile rispetto al passato perdono di genuinità, principalmente per quanto riguarda il lato vocale: la stridula e fumosa voce di Pino Scotto era un’altra cosa rispetto alla pur bella voce di Zari, troppo melodica e pulita rispetto al predecessore. Un lavoro rispettabile per i Rustless, che dimostrano come poter suonare hard rock senza per forza di cose seguire sempre i soliti copioni.

VOTO: 70/100

www.rustless.it

www.myspace.com/rustlessband

Antonio Leoncini





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