Intervistiamo i Miura

Il 23 Aprile è uscito CROCI, il nuovo album dei Miura. Facciamo due chiacchiere con Diego Galeri e Killa.
1) Ciao. Partiamo subito con una domanda importantissima: come prosegue la riabilitazione di Illorca?
Prosegue con buoni risultati anche se purtroppo Illorca non può ancora suonare e vive ancora una condizione difficoltosa…la sua forza di volontà è però straordinaria…questo mantiene sempre viva la speranza…nostra e sua. D.
2) Dopo la pubblicazione del vostro album d’esordio, “In Testa”, siete tornati in studio per le nuove registrazioni con delle novità. Una su tutte la presenza di Max Tordini alla voce che ha preso il posto di Jack. Come vi siete trovati con il nuovo cantante e quanto ha influito nel nuovo progetto?
Max è un amico prima ancora che un ottimo musicista. Questo ha fatto si che il lavoro procedesse nel migliore dei modi anche dal punto di vista dello scambio di idee e della sinergia della band. Con jack questo aspetto purtroppo non si è mai venuto a creare e le nostre strade ad un certo punto si sono dovute separare. Ci auguriamo comunque che jack continui a fare musica in un modo o nell’altro… K.
3) Quanto hanno influito sul nuovo album le vicissitudini vissute?
Tutti i nostri testi, in misura differente riguardano intimamente quello che viviamo giorno per giorno. E’ naturale quindi che le brutte vicende che ci hanno coinvolto subito dopo l’uscita di in testa permeino numerosi testi di croci. Non siamo però di natura persone che amano piangersi addosso ed il significato di croci vuole tra le altre cose sintetizzare il fatto che ciò che non ti distrugge ti rende sicuramente più forte, anche se non necessariamente migliore. K.
4) Il nuovo album si pone negli stessi territori rock/pseudo/alternative del precedente o c'è stata qualche variazione di stile?
È sempre difficile raccontare la propria musica, Zappa diceva che parlare di musica è come ballare di architettura…quando ascolto un disco mi chiedo se mi piace o no…sorvolando il genere…in questo modo, naturalmente, assorbo da qualsiasi espressione artistica ciò che mi piace e respingo ciò che non mi coinvolge….mi piacerebbe che la nostra musica fosse ascoltata in questo modo…sicuramente CROCI è diverso da In Testa poiché le emozioni da cui nasce sono diverse….le nuove canzoni sono più crude, immediate e in generale l’album è più eterogeneo rispetto al primo. La produzione di Giorgio Canali ha evidenziato sicuramente l’aspetto estemporaneo delle esecuzioni, abbiamo registrato tutti assieme nella sala di ripresa senza clic e senza cuffie e non abbiamo eseguito i brani più di tre volte ciascuno, se non piaceva si rifaceva il giorno dopo. Il contributo di tutti gli ospiti che hanno suonato nell’album ha arricchito ulteriormente le atmosfere…con chiodi bolle e piume. D.
5) Ci date qualche anticipazione su alcuni brani del nuovo disco? E per quanto riguarda la copertina?
Sicuramente croci è un album molto più eterogeneo rispetto ad in testa. Grazie anche al nostro produttore Giorgio Canali, agli ospiti coinvolti e ai numerosi strumenti che avevamo a disposizione ci siamo spinti decisamente oltre nello sperimentare sia dal punto di vista compositivo che di arrangiamenti anche se chi ha apprezzato il primo album sicuramente non si troverà spaesato in questo secondo lavoro. Per quanto riguarda la copertina ti posso dire che sia la location fotografica per l’intero artwork sia l’idea sono state concepite interamente da noi e da Michele Corleone, fotografo e regista che sin dall’inizio si occupa dell’immagini che riguardano i miura sia video che fotografiche. K.
6) Ascoltando il precedente album si notava un certo distacco dalla musica dei Timoria. Questa scelta artistica è il risultato di un taglio che hai dato con il passato? I Timoria sono ancora nella tua mente?
Dal momento che i Timoria non producono più musica il taglio con il passato c’è stato… ovviamente ….quel che resta sono gli albums e un grande ricordo, unico e irripetibile che credo debba rimanere tale….certo sono ancora nella mia mente…non potrebbe essere diversamente…se sono arrivato fino a qui è grazie al percorso fatto con i Timoria…i Miura però ora sono il presente e il futuro…e sono un’altra cosa. La musica dei Miura è frutto di tante esperienze, la mia come quella degli altri della band, che si miscelano in modo spontaneo dando vita ad un sound e uno stile che ritengo sia molto personale. D.
7) Quando i Timoria si sono sciolti, Omar Pedrini aveva affermato che si trattava di un periodo di pausa, più esattamente un quinquennio. I fan possono aspettarsi ancora un ultimo concerto della band o l’idea di rivedervi tutti insieme sul palco è un’utopia?
Credo che la risposta di prima ti abbia già chiarito il mio punto di vista, comunque voto per la seconda opzione… o meglio, non si tratta di utopia ma di buon senso…ho sempre guardato alle reunion delle bands con un po’ di diffidenza….in qualche modo c’è sempre qualcosa di “strano” che rischia di corrompere il ricordo degli anni precedenti…sarebbe un peccato…per fare musica assieme ci vogliono motivazioni profonde e al momento le mie sono rivolte altrove…D.
8) Per la prossima estate avete già in programma un tour con i Miura?
Si inizieremo a suonare in estate, faremo un po’ di date ma il grosso del lavoro credo sarà in autunno nei clubs..suoneremo il più possibile, nel frattempo stiamo lavorando già alle nuove canzoni per il terzo album, non vogliamo più far passare così tanto tempo tra un disco e l’altro...D.
9) L’anno scorso sei stato protagonista della pubblicazione di un libro dedicato a Luigi Tenco, tra l’altro insieme anche ad Enrico Ghedi. Come ti sei trovato alla scrittura di un testo e come mai hai scelto proprio la rivisitazione di “Una vita inutile”?
Quando mi è stato proposto di scrivere un racconto ispirato a Luigi Tenco ho riflettuto un po’ chiedendomi prima di tutto se ne sarei stato in grado e poi se sarei riuscito a “entrare” nel mondo Tenco dal momento che lo conoscevo solo superficialmente…ho deciso di accettare e mi sono documentato ascoltando e leggendo… Tenco, l’uomo, mi ha afffascinato molto e Una Vita Inutile un testo che mi ha colpito profondamente…il sentimento “dark” nella vita di Tenco è ciò che più mi ha coinvolto…ho scritto il racconto in pochi giorni, poi l’ho lasciato “decantare” per un po’, dopo un paio di settimane l’ho riletto e completato…chi l’ha letto l’ha apprezzato e ovviamente mi ha fatto molto piacere…non so se sia un’esperienza che ripeterò, se qualcuno me ne darà la possibilità lo farò volentieri…nel frattempo, da allora, ho scritto altre cose e continuo a farlo…ho scoperto che mi piace…D.
10) Sono passati tanti anni dal tuo esordio discografico. Guardando gli sviluppi che la musica rock italiana ha fatto in tutti questi anni ( vedi gruppi come Linea 77, Lacuna Coil e molti altri), cosa pensi sia cambiato dagli anni dei vostri esordi con i Timoria, quando fare del rock italiano era veramente dura?
E’ vero, era veramente dura ma forse, allora, lo spirito pionieristico delle rock bands che macinavano la strada rendeva tutto più genuino, magari la qualità delle cose non era limpida come succede oggi ma di sicuro il risultato era più spontaneo…oggi è tutto molto più standardizzato… molti hanno perso di vista il piacere di fare musica per passione e la creatività ne risente.... di positivo c’è che le esperienze delle bands degli anni 80/90 hanno aperto molte porte alle realtà quotidiane…peccato che ultimamente alcune porte si siano già anche richiuse…comunque il fermento musicalartistico in Italia oggi è ancora molto vivo, è il sistema “mercato/discografia” che mostra falle gigantesche…da qualche anno stiamo vivendo un momento di transizione epocale ma sono convinto che tra non molto sarà superato…D.
Jacopo Aloisi
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