75/100 è il mio voto per il nuovo album dei Massive Attack, e mi dispiace constatare che si tratta del voto peggiore per una band che è sulla scena da vent’anni. Mi spiego meglio: i Massive Attack sono una grande band, una delle più influenti fin dagli esordi, da loro ci si aspetta sempre tantissimo, a maggior ragione se dal disco precedente sono passati sette lunghi anni.
La verità è che tutto funziona benissimo su Heligoland, suoni fantastici, arrangiamenti geniali, brani molto intensi e come ciliegine i contributi vocali di Damon Albarn dei Blur, Guy Garvey degli Elbow, Hope Sandoval dei Mazzy Star ed Horace Andy; il problema è che queste ciliegine non hanno la torta dove poggiarsi perché questo disco, nonostante ripetuti ed attenti ascolti, non riesce ad emozionarmi.
Ci sono alcune cose davvero notevoli, una su tutte la traccia n. 9 ‘Saturday Come Slow’ ma anche l’apertura di ‘Pray For Rain’ può essere considerata un nuovo manifesto del trip-hop, ‘Babel’ è il punto di contatto più con il passato di ‘Mezzanine’ mentre ‘Rush Minute’ richiama evidentemente le atmosfere di ‘100th Window’, è innegabile però che manca la magia che pervade altri album dei Massive Attack.
Peccato per un disco che poteva essere fantastico e che invece è solo così così, la stima incondizionata per artisti di tale statura rimane comunque intatta.
75/100
Nicola Celli