Intervista TINTURIA

Ciao e benvenuti su TheShipMagazine.com. Per iniziare parlateci un pò della vostra band.
Nasciamo ad agrigento nella metà degli anni novanta, iniziamo da subito a proporci al pubblico con dei pezzi nostri che alterniamo alle cover, ma nel giro di pochissimo tempo gli inediti diventano la nostra scaletta.in definitiva ci siamo da subito proposti con le nostre canzoni e la nostra identità. E per fortuna riusciamo in brevissimo tempo a crearci un nostro pubblico che ci segue anche fuori. Ma la vera svolta arriva con la partecipazione a diversi festival fuori dalla sicilia, che ci vedono vincitori.proprio in uno di questi festival, a benevento ci nota gegè telesforo, sboccia un amore improvviso, e gegè diventa il nostro produttore. Possiamo dire che tutto parte da li.
I vostri esordi risalgono alla prima metà degli anni novanta. Cosa è cambiato da allora nella vostra musica?
Sono cambiati i suoni, ed era normale per un gruppo che ha subito degli addii e di conseguenza i nuovi arrivati hanno portato il loro bagaglio artistico, le loro idee e il loro suono. Ma prevalentemente si può dire che siamo cresciuti, c’e’ un approccio piu’ maturo alla nostra produzione artistica, sicuramente la crescita è anche artistica, il gruppo suona meglio di 10 anni fa. Principalmente abbiamo acquisito con il passare degli anni piena consapevolezza delle nostre potenzialità e dei nostri limiti.
Di Mare E D’Amore è il vostro nuovo album. Ci spiegate come mai avete scelto questo titolo?
è un atto d’amore per la nostra terra. La sicilia circondata dal mare che è isola nell’isola. L’amore geografico dell’appartenenza, ma anche l’amore per la nostra gente e la nostra cultura.un amore che ci fa gridare a gran voce che è in qiesta terra che vogliamo vivere lavorare e suonare. L’amore per il mare che e’ stata la strada percorsa dagli emigranti, che per noi diventa la strada da percorrere per proporre le nostre canzoni fuori dalla sicilia per affermare orgogliosamente le nostre radici e la nostra voglia di vedere il mare non soltanto come mezzo per l’allontanamento ma principalmente come via per il ritorno alla nostra terra e alla nostra memoria così ricca di storia e di cultura.
Un misto di reggae e musica tradizionale etnica. Come nasce la vostra musica?
Dall’amore per la musica tutta, dal confronto quotidiano tra noi musicisti. Dal gioco del confronto tra anime musicali diverse.
Le vostre musiche e testi risultano molto divertenti. È quello che volete trasmettere?
Indubbiamente questo è quello che si percepisce da un primo ascolto. Ma i nostri testi sono intrisi di quell’amarezza di quel senso del tragicomico che è tutto siciliano. Non abbiamo mai tralasciato in nessun testo la denuncia sociale e sono convinto che le nostre canzoni anche se divertenti ti lasciano un sorriso dal retrogusto amarissimo.
Nel 2002 avete collaborato con Ficarra e Picone per la colonna sonora del loro film, da cui è venuto fuori Nati Stanchi. Raccontateci com’è andata?
Esperienza straordinaria con due personaggi fuori da ogni parametro. è stato un puro godimento lavorare assieme. Questa collaborazione peraltro continuata anche dopo. Ha confermato il grande amore che reciprocamente ci lega da oramai tanti anni.
Il vostro penultimo album è scandito dal forte impegno sociale. Un omaggio alla vostra terra. Com’è stato dividere il palco con artisti del calibro di Fiorella Mannoia, Irene Grandi e Max Gazzè?
L’impegno sociale deve essere una costante per l’artista e penso che ancor di più debba esserlo per degli artisti siciliani. l’impegno sociale è un obbligo per chi come noi ha la fortuna di essere ascoltati da migliaia di ragazzi. è questa fortuna va sfruttata per denuciare le cose che non vanno. I ragazzi vengono al concerto, ballano, ma devono sapere che la mafia fa schifo, i ragazzi cantano, ma dobbiamo dire loro che ogni giorno nel canale di sicilia muoiono esseri umani, i ragazzi si divertono, ma tra un salto e un altro bisogna dire loro che chi non paga il pizzo è un eroe. Per concludere condividere il palco con altri artisti è sempre un grande piacere e con gli artisti a cui ti riferisci anche un grande onore. Ma la cosa veramente bella e che noi abbiamo condiviso il palco con loro in un tour che si chiamava “io sto qui” che portava avanti in concetto che bisogna restare in sicilia e per restarci dobbiamo cambiare le cose, per poter vivere in una terra ben governata dallo stato e bonificata dalla spazzatura rappresentata da ogni forma di illegalità.
I vostri progetti per il futuro?
Un'estate ricca di concerti……mare e amore.