Intervista TIMECUT

Un benvenuto tra le pagine di TheShipMagazine ai Timecut, e dopo aver posto i miei più sinceri complimenti per il vostro lavoro, ecco quelle che sono le mie curiosità su di voi…
A parte questa nuova avventura, state nel giro da un po’ di tempo. Cosa vi tiene ancora legati alla musica?
La musica per noi è prima di tutto un piacere; quello che ci spinge a continuare dopo tutti questi anni oltre alla passione è la voglia di arrivare fino in fondo con questo progetto, che riteniamo maturo ed in grado di raggiungere il grande pubblico.
Rivolgere la vostra attenzione all’estero, oltre che all’Italia, mi sembra che oggi sia la soluzione migliore. E’ stata una scelta ragionata oppure una cosa naturale?
Direi inevitabile! Per fortuna oggi è tutto più facile in questo senso, privarsi delle opportunità offerte dall’estero sarebbe un grosso sbaglio.
Quali amicizie importanti avete stretto nel mondo musicale, in Italia e all’estero, e quali, invece, i brutti scherzi?
Per lo più buone amicizie ed esperienze positive, che ci hanno dato una grossa mano, sia con questo gruppo sia con quelli precedenti.
Qual’ era l’obiettivo che vi eravate prefissati (se c’era)? E’ stato raggiunto?
L’obiettivo di questi ultimi due anni era fare un disco come Timecut, del quale siamo molto orgogliosi, e di preparare un live show che ci rappresentasse al meglio; direi che per queste due cose possiamo ritenerci soddisfatti. Il prossimo passo sarà quello di far arrivare la nostra musica a più orecchie possibili, i primi riscontri sono positivi perciò non ci resta che impegnarci al massimo in questo senso.
‘London Grey’ è un brano che ho apprezzato in modo particolare. Mi parlate un po’ di lui?
Londongrey come potrai immaginare se conosci un po’ la nostra storia è stato scritto a Londra durante un periodo molto buio e ne porta tutte le cicatrici; proprio per questo lo ritengo un pezzo che rappresenta in maniera perfetta le nostre sonorità più oscure. E’ stato un punto d’incontro e di svolta nel nostro modo di scrivere; l’energia, le dissonanze e l’architettura sbilenca caratteristici di quel brano ci sono piaciute da subito.
Dal punto di vista compositivo, molti pezzi paiono nascere dall’improvvisazione, altre volte si intravede un lavoro di scrittura…
Raramente si parte dall’improvvisazione, o meglio di solito c’è un’idea di partenza, che poi sviluppiamo improvvisando fino ad arrivare ad una forma che ci soddisfa. Tuttavia può capitare che un brano nasca da una struttura quasi completa. Non ci poniamo troppi limiti in questo senso, l’importante è che alla fine il pezzo soddisfi tutti e tre in tutte le sue parti.
Mettendo da parte le teorizzazioni spesso opinabili sulla carriera di un gruppo, cos’è che fa dei Timecut un gruppo diverso?
Mah non saprei, ci sono cose che fai e che gli altri ritengono speciali; noi abbiamo sempre cercato di trasmettere pensieri e sensazioni in maniera sincera e senza troppe pretese, e ci mettiamo costantemente in gioco per farlo senza troppi compromessi. Forse questo ci rende probabilmente diversi da altri.
Vi state dedicando a del nuovo materiale o siete concentrati nell’attività di promozione live?A proposito quando sarà possibile vedervi dal vivo?
Per il momento, anche se abbiamo molte idee nel cassetto è un po' presto per cominciare a scrivere nuovo materiale. Nei prossimi mesi saremo senz'altro impegnati a promuovere l'album anche dal vivo. La prossima data sarà Venerdì 29 Agosto in provincia di Modena.
Mentre scrivo queste domande stò riascoltando ‘This Is Mine’ pezzo dei H’OAT. Facendo un salto indietro nel tempo, c’è stato un momento in cui sembrava che qualcosa in Italia si stesse muovendo. Ricordo gli ‘Hangin’ on a Thread’, gli H-(Strychnine), i Samara, Hu-t…tutti gruppi con delle grandi potenziali. Che ricordo hai di quel periodo?
Ho un ricordo molto bello e molto amaro di quei tempi, bello perché ci sono parecchie persone come te che hanno apprezzato ed ancora apprezzano gli H.o.aT. e gli altri gruppi che hanno avuto il loro picco di notorietà in quel periodo, e questa è una cosa che mi riempie di orgoglio e mi rimarrà sempre impressa; bello perché ci sentivamo una famiglia, ci si conosceva tutti e si suonava assieme; amaro perché i tempi sono molto cambiati, anche se in realtà non è passato che qualche anno, e questo mi fa pensare…
Grazie per il tempo e la cortesia, quali le ultime parole per incuriosire il lettore ad avvicinarsi al vostro bel disco e ai Timecut?
Grazie mille a te per i complimenti. Timecut è un disco che si ascolta piacevolmente dall’inizio alla fine, è un disco molto profondo e che lascia il segno. Lo consiglio a chi ha ancora il grunge ed il noise nella mente ma non disdegna sonorità più dure, elettronica, wave e dark. E’ prima di tutto la musica a parlare quindi vi consiglierei di ascoltare qualche pezzo e se vi piace di passare all’acquisto… Grazie e un saluto a tutti i lettori.
Maurizio Di Battista