The Ship Magazine - di Jacopo Aloisi
mercoledì 7 gennaio 09 - 19:58
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Intervista SKYWISE

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Ogni traccia di Cold Cold Earth è stata registrata seguendo un processo improvvisato o regole precise? Per intenderci, siete partiti con la classica idea che ruota attorno ad un riff concepito durante una jam costruendoci attorno il resto?

Di solito avevamo già chiaramente in testa quello che volevamo, come tipo di canzone e atmosfera. Poi nella maggior parte dei casi Emiliano (chitarra) veniva con un pezzo in embrione. Il lavoro duro è consistito nell'arrivare al punto in cui eravamo soddisfatti al 100%. Solo un paio di passaggi sono nati da Jam improvvisate, il resto è stato piuttosto studiato.

Sonorità post sabbathiane, psichedelia, parti ambientali.. sono questi i confini della vostra musica o non ne avete nessuno prestabilito?

Non ci poniamo nessun confine, al momento ci piace mischiare questi elementi, poi si vedrà.

Considerando l'enorme lavoro fatto per Cold Cold Earth non è facile capire la genesi del disco: è una collezione di idee o c'era un piano chiaro fin dall'inizio?

C'era un piano piuttosto chiaro fin dall'inizio. Legato al fatto che eravamo diventati un trio, e che volevamo un pò rompere con la forma canzone, creare un concept con un'atmosfera ben precisa. Cold Cold Earth è il frutto di una riflessione accurata sulla direzione da prendere.

Il titolo e l'art-work riassumono molto bene il vostro punto di osservazione di questa fredda terra, da dove pensi che provenga la vostra ricerca di certi stati d'animo che traducete in musica??

Non saprei, semplicemente da noi stessi e da quello che ci va di esprimere in questo momento. Non abbiamo mai ascoltato musica leggera e manco ci è mai interessato, penso sia quindi normale avere questo tipo di approccio alla musica, siamo cresciuti ascoltando tutto ciò che è radicale nel rock, queste sono le conseguenze...

Visto che ho citato il titolo e l'immaginario ad esso legato, che cos'e' questa Cold Cold Earth cui decantate?

E' la fredda terra nella quale tutti prima o poi finiremo! E' un concetto molto doom!! Ah, ah

Facciamo un passo indietro tornando a voi, quando avete iniziato a suonare e quali sono le origini della vostra passione per certe sonorità desertiche che, oggi comunque la vostra band sta tramutando in qualcosa di artisticamente più evoluto?

Abbiamo cominciato nel '98, all'epoca ascoltavamo molto gruppi come Kyuss, Sleep, Orange Goblin e così via, la fusione con le sonorità alla Black Sabbath e Hawkwind, che hai citato ci sembrava la cosa più fresca che si fosse sentita da parecchi anni, e ci sembrò naturale suonare questo tipo di rock scuro e granitico, ovviamente da allora sono passati 10 anni...

Ritieni che il filone psyco-doom-stoner sia ancora il più adatto ad inquadrare la vostra ricerca sonora? Su cosa si focalizzerà il vostro prossimo lavoro?

Tutto sommato sì, le etichette per quanto restrittive aiutano a capire a quale scena fai riferimento. Ascoltiamo parecchia musica, e sinceramente non sappiamo, ne abbiamo riflettuto al momento su quale direzione da prendere, non ci è mai mancata la fantasia però...

In alcune parti di alcuni brani ho intuito un appeal cinematografico e parti minimali ambient (mi si passi il termine), avete mai preso in considerazione l'idea di una colonna sonora?

Hai intuito molto bene, ci piacciono molto le colonne sonore, e Emiliano ed Ennio si dilettano di cinematografia, in particolare le parti minimali che citi penso abbiano subito la pesante influenza di Badalamenti e Lynch. l'idea di una colonna sonora ci è passata molto spesso per la mente, il problema è avere il tempo di realizzarla e la proposta giusta.

Che tipo di emozione procura l'esibizione dal vivo: un modo per promuovere la tua arte o anche un'occasione di catarsi, paragonabile al processo creativo?

Entrambe le cose, ma è anche come chiedere cosa si prova a fare sesso, devi averlo fatto per capire....

La musica e' divenuta puro consumismo. e' la conseguenza di un mercato volto alla produzione di musica banale, che nessuno ricordera' dopo pochi mesi?

Tutto è divenuto consumismo da un bel pezzo a questa parte, è inevitabile che siano prodotte un sacco di banalità. Il nostro mondo è la fiera del banale, basta accendere la tv oppure guardare un cartellone pubblicitario per strada; morte, fame, tette all'aria, telefonini, tutto è mischiato senza costrutto. Bisogna avere del sangue freddo per rimanere sani di mente.

Non avete pensato mai di tuffarvi del tutto nel mainstream?

Ah, ah, ne siamo geneticamente incapaci.

Le ultime parole famose?

“Se sono morto, allora le parole che state ascoltando provengono dalla fredda, fredda terra”

Grazie per la cordialità, un saluto dalla redazione di TheShip…

Grazie a voi, un saluto

Maurizio Di Battista

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