The Ship Magazine - di Jacopo Aloisi
mercoledì 7 gennaio 09 - 18:56
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Intervista SIKITIKIS

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Ciao ragazzi e benvenuti tra le pagine di TheShipMagazine.com; come prima cosa, lascio a voi lo spazio per parlarci del vostro gruppo...

Siamo 4 appassionati di musica, cinema e letteratura. Veniamo da Cagliari ed abbiamo deciso di condividere un percorso comune fatto di ricerca musicale e risvolti umani.

Non vi chiedo da dove deriva il nome della vostra band perché credo che ve lo avranno chiesto in tanti, ed io mi sono informato dalle precedenti interviste che avete rilasciato, ma mi piacerebbe capire il significato più profondo del nome, ossia, voi dite che “sick” viene da uno sgrammaticato inglese (malato) mentre “tikis” è una Dea della fertilità, quindi cosa sta a significare questa Dea malata?

Per la precisione il Tiki è un Dio. Maschio. Infatti è di forma fallica. Piuttosto rappresenta I primi uomini sulla terra. La malattia, inoltre, va vista in termini di morbo, di malattia mentale. Riepilogando, quindi, possiamo dire che SikitikiS significa: primi uomini sulla terra fuori di testa.

Nel vostro album ‘B’ ci sono dei bellissimi ritmi di batteria che da soli riempiono le melodie, mi è piaciuto tantissimo come Regiz picchia sul rullante, ed io non avrei resistito ad iniettarci dei bei riff di chitarra, come mai avete fatto questa scelta di non avere chitarre elettriche nel gruppo?

Più che una scelta è stata una necessità. All’inizio non abbiamo trovato chitarristi, poi abbiamo smesso di cercarli e così siamo arrivati al punto di dover arrangiare tutto in questo modo.

Nel disco c’è una canzone che si chiama ‘Al Primo Colpo’, nonché canzone che ha accompagnato l'uscita del disco. Perché avete scelto questa canzone?

Perché ci sembrava la più rappresentativa della nuova via dei SikitikiS. E’ anche il brano che meglio suggerisce all’ascoltatore qual’è la direzione futura della band.

Proprio in questi giorni è in rotazione in Tv il video di ‘Piove Deserto'.Com’è avvenuta la registrazione?

E’stato estremamente interessante. Abbiamo lavorato nelle vasche dell’acquario di Cattolica. Un' esperienza quantomeno originale. Dopo mesi di preparazione per la costruzione delarazione per la costruzione dellla “creatura"è mille difficoltà attraversate, devo dire che è stato liberatorio quando, quasi alle 2 del mattino, il regista Marco Molinelli ha detto le fatidiche parole: “Ce l’abbiamo!"

La canzone ed il video sono molto belli...complimenti...Cosa vi aspettate dalla promozione di questo video?

Grazie. Ci aspettiamo che faccia incuriosire qualche nuovo ascoltatore e che ci permetta di far crescere la nostra visibilità Il nostro obiettivo è sempre quello di suonare il più possibile dal vivo.

Non si può far a meno di notare che ognuno di voi ha un soprannome, perchè non vi presentate con i vostri veri nomi?E da cosa nascono queste tag?

Storie lunghe, a tratti stupide. Ci chiamiamo così come ci chiamano i nostri amici e come ci chiamiamo fra di noi. E’ per mille motivi. Assonanze, diminutivi, inclinazioni, attitudini, come per molti soprannomi. Quello che ti posso dire è che, probabilmente, ‘B’ è l’ultimo disco in cui saremo presentati con i soprannomi.

Dai vostri testi mi sembrate abbastanza incazzati, ma non lasciate traspirare nulla su chi vi fa arrabbiare cos’ è parlateci un po' di questi temi che trattate nelle canzoni...

La rabbia dei nostri testi è da leggere in chiave ironica. La fonte di ispirazione principale viene dalla posizione dell’uomo rispetto alla donna nelle dinamiche di coppia. Di ogni tipo di coppi, da quella occasionale a quella appena nata, da quella sposata a quella appena lasciata. Di solito, nell’uomo, viene fuori solo un orgoglio stupido e inconcludente.

Avete girato parecchio, con svariate date in giro per l’Italia, come vi ponete davanti al pubblico?

Cerchiamo di portare al nostro pubblico il lato più felice del nostro carattere. Siamo persone che amano il divertimento in tutte le sue forme, ci piace che il nostro pubblico sorrida.

Vi è mai capitata qualche situazione ‘particolare’ che si è creata durante una vostra esibizione, che volete raccontare alla nostra rivista?

Beh... sono accadute tante cose in 160 date, che non saprei da dove partire. Mi ricordo una sera dopo un concerto, forse a Cuneo, siamo saliti in furgone per tornare a Torino. Il meno ubriaco ero io (Diablo), quindi mi sono messo alla guida. Sentivo un po’ di baccano dietro di me, ma lì per lì non ci ho fatto troppo caso. Quando siamo arrivati a Torino, un’ora dopo, ho aperto lo sportello del furgone e sono scese 18 persone! Per la cronaca: il furgone ne porta solo 8!

Nell'album c’è anche una cover di Adriano Celentano, secondo me riadattata in maniera eccellente, come mai avete scelto questo pezzo?se non sbaglio in passato avevate scelto un brano di Mina...vi piace giocare e riadattare i brani dei grandi autori Italiani?

Siamo convinti che la canzone italiana sia un giacimento d’oro ancora poco sfruttato. L’elenco di artisti e brani dai quali farsi ispirare è infinito. Non so se nel prossimo disco di saranno cover, non è detto, ma è certo che tanta della nostra ispirazione musicale passa dalla musica italiana.

Di solito il secondo album è sempre il più difficile, perché non si vogliono deludere le aspettative, mentre io credo che voi siete cresciuti parecchio musicalmente parlando...voi come vedete, da creatori, il vostro ultimo lavoro ‘B’.

Domanda difficile. B è un disco che suona vecchio alle nostre orecchie e sinceramente ci piace di più il prossimo! hehehe.

Com'è lavorare con un produttore come Max Casacci?

Difficile ma estremamente utile. Max è un musicista straordinario e un produttore illuminato, ma non sempre si riesce a seguirlo nei suoi vaneggi, c’è sempre una componente cervellotica nel suo approccio al lavoro.

Abbiamo imparato tanto da lui, forse tutto quello che sappiamo oggi nel nostro lavoro. Cosa ci dobbiamo aspettare, in futuro, dai Sikitikis? Quali sono i vostri prossimi progetti?

Noi cerchiamo di lavorare in un clima di totale ottimismo, anche se in questo periodo il mood è in controtendenza. Il futuro è da costruire piano piano, e noi ci stiamo muovendo in una direzione molto precisa sia artisticamente che in termini di gestione del progetto! Ma forse parlarne è troppo presto.

Grazie della cortesia, Buona fortuna e speriamo di poter assistere al più presto ad un vostro concerto!

Grazie a voi, a presto.

Gianni Di Sante

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