Intervista Sasha

Ciao Sasha e benvenuto tra le pagine di TheShipMagazine.com; come prima cosa, lascio a te lo spazio per parlarci del tuo nuovo lavoro...
Ciao e grazie a voi per l’invito. Il mio nuovo lavoro è innanzitutto il primo passo da solista dopo l’esperienza come cantante e chitarrista dei Timoria. Un voltare pagina con un bagaglio d’esperienza notevole.
Quali sono le principali emozioni che vuoi trasmettere con l'EP “Un nuovo me”?
Semplicemente la passione per il lavoro che faccio, perchè trascinato da forti emozioni e dalla necessità di esternarle attraverso la musica e la voce.
Spiegaci il significato del titolo del tuo nuovo lavoro. Vuole indicare un cambio di rotta o una parte di Sasha che era rimasta nascosta?
Il titolo è preso dal brano “Nuovo Me”, che apre il cd e sicuramente rappresenta il mio attuale stato, cioè quello di un cambiamento artistico notevole e mette in risalto alcuni aspetti compositivi che per forza di cose non emergevano con precedente band.
Nel tuo myspace ho letto che le tue influenze vengono dal rock inglese; quali gruppi ti hanno influenzato e quali dischi girano nel tuo stereo?
Sicuramente sono molto forti e si possono percepire ascoltando i brani, le influenze di bands inglesi quali Muse, Coldplay e Radiohead. Al momento sto ascoltando l’album di un gruppo che mi appassiona molto. I Blackfield. Ascoltando l'Ep non possono che essere presi in considerazione i tuoi testi che risultano diretti e senza particolari fronzoli.
Ci parli delle tematiche trattate?
Quando scrivo i miei testi, non mi faccio troppi problemi di chiarezza per il pubblico. Sono dell’idea che devo scrivere ciò che mi sento di scrivere e che più mi rappresenta,. Apparentemente sono semplici e senza fronzoli. Poi sta all’ascoltatore dare una propria interpretazione ai brani e sicuramente ho lasciato porte aperte per varie chiavi di lettura.
Quanto è stato difficile comporre e registrare questi brani? Raccontaci delle difficoltà che hai avuto durante la stesura e la produzione…
Comporli è stato davvero molto semplice, quasi di getto. La canzone “piccolo miracolo” per esempio, l’ho scritta una notte in mezz’ora circa. La registrazione è stata ancor più semplice, perchè realizzata da musicisti professionisti quali Simone Bertolotti (Grignani, Bertè, Meneguzzi, Facchinetti, ecc.) ed Emiliano Bassi (Laura Pusini) di cui mi fido ciecamente perchè sono amici e soprattutto perchè abbiamo gli stessi gusti musicali e sanno già il sound che voglio ottenere a prodotto finito.
La scorsa estate ho avuto la fortuna di suonare con te sul palco, in occasione della notte bianca a Roseto Degli Abruzzi, e non ho potuto fare a meno di notare la grinta e la passione che scateni quando sei sul palco. Com'è il tuo approccio con i fan fuori dalla scena live?
Inevitabilmente quando sono sul palco mi esprimo anche in modo molto fisico e la passione e la grinta vengono senza dubbio accentuate. Fuori dai live l’approccio coi fans è di grande rispetto e semplicità. Non penso ci sia bisogno di atteggiarsi per arrivare al cuore della gente. E’ ben più facire e appagante rimanere se stessi nel bene e nel male.
Ho visto che hai già parecchie date in giro per l'italia, non credi sia rischioso fare un tour con un' Ep di 4 canzoni?
Dal vivo proponiamo i 4 brani dell’Ep e tutti quelli che per motivi di budget limitato, visto che è stato autoprodotto, non sono rientrati nel progetto. Poi sicuramente ci sono le canzoni dei Timoria, quelle che ho cantato per anni e che mi hanno dato l’opportunità di farmi conoscere al grande pubblico. Ci sono anche alcune chicche che non voglio svelare in questa sede, una bella sorpresa...
Vi è mai capitata qualche situazione ‘particolare’ che si è creata durante una vostra esibizione, che volete raccontare alla nostra rivista?
Beh, non di particolare importanza, la vita “rock n’roll” ha i suoi pro e i suoi contro. La cosa che però mi da più fastidio è quando mi trovo a suonare in qualche piazza dove hanno promosso la serata come concerto dei Timoria a mia insaputa, quando i patti con gli organizzatori, erano ben diversi e molto chiari. Credo che per rispetto verso i miei ex compagni di gruppo e soprattutto all’intelligenza dei fans, vada usato il “marchio” solo per dare un richiamo a ciò che sono stato, ma non usarlo a sproposito con lo scopo di richiamare davanti al palco più gente possibile.
La tua esperienza, sicuramente importante con i Timoria, rende più difficile la tua vita da musicista o, al contrario, ti impone di realizzare lavori sempre qualitativamente elevati?
I Timoria sono stati per me davvero importanti da ogni punto di vista. Una scuola artistica e umana che forse nessun’altra band del panorama italiano avrebbe potuto darmi. E’ proprio per questo motivo che sono riuscito a realizzare questo prodotto altamente qualitativo e non smetterò mai di ringraziare Omar Pedrini e soci per avermi dato fiducia e per aver scritto insieme a me una pagina importante di musica che rimarrà senza dubbio nella storia del rock nazionale.
Cosa dobbiamo attenderci per il futuro?
Ora sono in tour per tutta la penisola e sicuramente tornerò in studio dopo l’estate per registrare altri brani per realizzazione di un nuovo album. In cantiere c’è pure la colonna sonora di un film che racconterà la vita di un pittore in chiave moderna. Sarà un’opera rock, ma non voglio dire altro, sai com’è...tipica scaramanzia italiana.
Gianni Di Sante