The Ship Magazine - di Jacopo Aloisi
mercoledì 7 gennaio 09 - 20:40
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Intervista Sant’Antonio Stuntmen

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Con un nome così, non si può che partire facendovi spiegare il suo significato, e quindi le tappe più importanti della carriera del gruppo….

Se vogliamo proprio trovare un significato al nome, pensa che siamo per tre/quarti padovani, lo stuntman è una figura che in un certo senso ci rappresenta ed il gioco, anzi il nome, è fatto.. Siamo nati alla fine del 2003 e ci siamo chiusi subito in sala prove per sviluppare le nostre idee fino ad aprile del ’04, dove abbiamo cominciato con i live. Dopo una lunga serie di date, alcune compilation, tra cui “Sweet Teddy ritorna a casa” della Sweet Teddy records di Macerata, il terribile demo ”Promodoro”, è stato il momento di ‘Into the Aorta’ che ci ha permesso di aver ottime recensioni e ottimi consensi. Siamo stati contattati dalla Church of Noise di Berlino e dalla DBDC, una label francese con cui siamo tutt’ora in contatto, che ci ha permesso di suonare all’estero e partecipare al NEX, un progetto culturale europeo molto interessante. Abbiamo collaborato con l’ass. Sporco Impossibile di Roma, fatto il video di ‘Elvis’ con la regia di Daniele Babbo e suonato in importanti locali e festival (VIF, Sherwood, Parrock, JDM in Fracia e così via.). Siamo entrati da poco nel roster della Black Nutria che ci ha permesso di distribuire ‘Into the Aorta’ sia in formato digitale (iTunes, Amazon etc.) che fisico (Audioglobe).

Into The Aorta è il vostro ultimo lavoro anche se datato 2006, purtroppo ho avuto il piacere di ascoltarlo solo in questi ultimi giorni, parlateci delle mille influenze che lo formano…

Effettivamente le influenze sono molte, veniamo da esperienze diverse ed amiamo differenti generi musicali. Credo che in questo cd si riesca a percepire un certo attaccamento a bands come Melvins, Sonic Youth, QOTSA etc … Abbiamo cercato di elaborare i pezzi secondo canoni non standardizzati, aggiungendo un po’ di schizofrenia e sano rock’n roll. Ma ogni canzone ha la sua storia..

La cosa che mi ha impressionato di più è stata la vostra lucida follia nel far quadrare così tante sfaccettature nelle stesse composizioni, rendendo il lavoro uniforme, cosa ne pensate?

Fondamentalmente non pensiamo, cerchiamo di far quadrare il disastro. Un po’ la metafora della vita.

Elvis e Sommergibile sono le mie canzoni preferite, che racchiudono un anima stoner che per una band come la vostra secondo il mio modo di vedere, danno un qualcosa in più, nelle nuove canzoni questa dimensione è stata ancora più sottolineata?

Eppure hai preso due canzoni concettualmente parecchio distanti tra loro… Attualmente non direi che stiamo prendendo alcuna direzione in particolare, lo stoner ormai è nel sangue del santo, certo, ma stiamo continuando a sperimentare cose diverse, dipende spesso se la luna è in calare…

A due anni di distanza da Into The Aorta quali sono i progetti del gruppo?

Ci stiamo principalmente concentrando sulla composizione di nuovi pezzi e ripartiremo con una promozione seria di ‘Into the Aorta’ ora che la Black Nutria ce sta dando una grossa mano. Stiamo allargando i nostri orizzonti verso l’estero su cui contiamo presto di tornare a suonare. Ovviamente non trascureremo i live, che per noi sono un banco di prova ed un ‘collante’ perfetto.

Quant’è difficile proporre questo genere di musica in sede live?

Dipende dal posto e soprattutto dalla gente. Certo non siamo gruppo da sagra paesana o da oratorio.

Quali le reazioni del pubblico?

Come dicevamo prima, dipende dal pubblico. Se non ci conoscono, normalmente le persone restano colpite, certe affondano. Sicuramente non è musica di facile impatto, se piace bene, anzi, ottimo, se non piace pazienza…

Ho saputo che in sede live i Sant’Antonio Stuntmen utilizzano qualche particolare soluzione scenica…Potete spiegarci di cosa si tratta ed il motivo?

La maschera? Non tanto una soluzione scenica ma una soluzione alla nostra bruttezza. E poi un primario dell’ULSS, un presidente regionale, un tesserato UEFA e un vescovo non possono suonare nei Sant’Antonio, giusto?

La scena underground italiana è in notevole crescita, come mai non si riesce spesso a superarla e dare in pasto ad un pubblico più ampio la musica di gruppi come il vostro?

Purtroppo l’Italia è una repubblica fondata sul clientelismo ed il monopolismo. E non ci vedrete mai con il ciuffo emo.

Grazie per la cortesia e lascio a voi l’ultima battuta…

C’è un tizio che si vanta di avere tre palle, va da caio e gli fa: sai che tra me e te abbiamo cinque palle?- -Perché? Tu ne hai solo una?-

Antonio Leoncini

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