The Ship Magazine - di Jacopo Aloisi
mercoledì 7 gennaio 09 - 19:28
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Intervista Nonlinear System Theory

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l pensiero di Fourier di giungere ad una armonia universale si basa sul concetto che per giungere a tale stato bisognerebbe eliminare tutte le limitazioni. E’ un po’ quello che fate voi con la vostra musica?


Ciò che dici sull’armonia universale pensata da Fourier ci sta, ma noi puntiamo direttamente al Grande Spirito dei nativi americani. I più saggi in questione.


Poniamo l’attenzione sul nome del vostro gruppo: teoria del sistema non lineare; al di là che si addice ai suoni proposti, perché l’avete scelto come nome, deriva sempre dalle idee del personaggio citato sopra?


Si, in parte. Finalmente abbiamo la fortuna di parlare con qualcuno che vada oltre il proprio pensiero primordiale. Puntualmente ci sentiamo aggettivati come “arroganti” per esserci “appropriati” di un nome matematico per il nostro progetto, come se volessimo sfidare le disparità metriche dei gruppi d’avanguardia più ferrati.

Invece non è nulla di tutto questo, ma piuttosto un semplice nome che porta un messaggio non sempre altrettanto semplice.


Alla luce di questo lavoro, quali sensazioni intendete trasmettere all’ascoltatore con Fourier’s Outrage ?


Austerità, sacralità, temperamento, dabbenaggine, impassibilità, regolabillità, ortodossia, fobia. Che schifo.


Parlateci in modo più approfondito dell’album, è corretto definirlo come una sorta di concept?


Il disco non andrebbe visto come un concept, a meno di voler considerare la “nonlinearità” concetto portante. Questa labilità concettuale spiega diversi passaggi musicali presenti nel disco, difficilmente assimilabili nella logica continua ed omogenea che caratterizza un concept.


Premetto che odio etichettare la musica ma dall’ascolto del cd emergono le più svariate influenze sonore, vorrei sapere che tipo di musica ascoltate solitamente e se c’è un’etichetta per descrivere il vostro sound?


Se proprio ci vogliamo etichettare noi ci rispecchiamo nel “Grugliasco Core Esperimento Popolare”, e la nostra più ricca fonte d’ispirazione proviene dalle piole della periferia, da Primavalle al Torrino, dallo Yodel alle Quadriglie.

So che le nostre sembrano risposte di un manipolo di idioti, ma ti assicuro che non siamo grandi supporter del mainstream o dell’underground stereotipato.



Il pezzo What you Deserve è il mio pezzo preferito, e da quando ho recensito il vostro cd è diventata per me una droga in grado di solleticare molteplici immaginazioni…


Bella, ci fa molto piacere perché il pezzo nasce da una costola degli Hopinell e risorge dalle loro ceneri come Araba Fenice.

No beh, a parte le cazzate dettate dalla tarda ora notturna, ci fa molto piacere che questo pezzo ti faccia “viaggiare” con l’immaginazione…reputiamo i trip mentali di ognuno miniere d’oro di idee da cui attingere!

Tra l’altro proprio oggi abbiamo letto la recensione e siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalle osservazioni presenti in essa.

Sembra banale farlo, ma ci teniamo a ribadire in questa intervista i nostri ringraziamenti a te e a tutti coloro che non si vergognano di promuovere musica come la nostra.

Mi ha incuriosito il brano Non Linear Outrage, singolare per la sua dimensione mazurka-psichedelia-gingle, a tratti mi ricorda il Tom Waits più sperimentale.


Grazie, paradossalmente ha incuriosito anche noi. Prima abbiamo scherzato nella risposta alla domanda, scusa il bisticcio, sulle sensazioni derivanti dall’ascolto del disco proprio per specificare in seguito che i due stimoli che vorremmo fossero presenti sono curiosità ed irrazionale voglia di giuoco. Voglia di giuoco non intesa come estromissione dell’intelligenza in ciò che si fa, “è chiaro” (cit. Metal Carter).


Abbinate suoni provenienti da diverse tradizioni musicali e il vostro metodo di esplorazione della musica è piuttosto eterogeneo, tutto ciò è frutto delle diverse influenze dei componenti del gruppo o di una ricerca comune?


Nella ricerca comune affluiscono apporti diversi ed individuali.

La nostra idea di mescolanza di generi non è da intendersi come tentativo di radunare in un unico bacino (la nostra musica appunto) influenze provenienti da altre culture musicali e dunque “globalizzarle”, piegarle alle nostre esigenze o ancor peggio sradicarle dalle loro origini, quanto piuttosto giocare con metriche e sonorità che PER NOI rappresentino una novità.


Mi sembrate dei musicisti convinti del proprio lavoro, vi sentite appagati da ciò che fate?


Ci sentiamo soddisfatti ma assolutamente lontani da un punto di arrivo. Si lo sappiamo, sembrano le risposte dei Bon Jovi quando esce un loro nuovo album e per vendere qualche manciata di copie in più iniziano a sproloquiare sulla propria ricerca musicale.

A noi di Bon Jovi e soci frega cazzi (e loro fortunatamente non sentiranno mai parlare di noi).


Quale direzione futura intraprenderà il vostro suono?


Siamo sulla buona strada per il Valhalla.

A parte tutto ci stiamo spostando verso composizioni più radicate nella loro nonlinearità. Essenzialità ed esperimenti a rota.


Risponde alle domande, dal Bar del Popolo di Gruja, Er Tartaruga.


Maurizio Di Battista


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