The Ship Magazine - di Jacopo Aloisi
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Intervista Luigi Mariano

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Per questa mia seconda intervista ho scelto Luigi Mariano , giovane cantautore salentino che ha un repertorio davvero notevole tra la canzone d'autore pura ed elementi di teatro-canzone alla Gaber (non nascondo di condividere con Luigi l'amore sfegatato per Bruce Springsteen) . L'ho visto dal vivo il 6 Luglio a Cariati al Premio Mazzitello dove Luigi si è piazzato secondo e lì è nata l'idea di questa intervista . Vi consiglio di visitare lo space del songwriter pugliese per ascoltare il suo repertorio , si va dalla canzone intimista a quella sarcastica , dal teatro canzone alla musica d'autore tipicamente italiana . L'artista merita una giusta ribalta e mi chiedo come mai ancora nessuna etichetta discografica abbia messo sotto contratto Mariano che ha molto da dire con la sua musica davvero originale e ben fatta , ma credo che qualcuna presto si accorgerà di questo personaggio davvero interessante che si muove nel sottobosco musicale italico.

Luigi , quali sono le tue influenze musicali?

Nell'adolescenza ascoltavo soprattutto Zucchero e anche Vasco e Battisti. Quindi soprattutto italiani, tranne qualcosina straniera dei Police, U2, Guns. Non so quanto mi abbiano influenzato, forse un pochino. Credo che le maggiori influenze però siano arrivate dopo pochi anni, con la scoperta del cantautorato, sia quello classico (che poi ha fatto maggiormente presa su di me), ossia da De Gregori a Guccini a De André a Fossati a Vecchioni, sia soprattutto quello un po’ fuori dagli schemi (e per me è molto importante uscire anche dagli schemi), come Rino Gaetano, Sergio Caputo e Capossela, per me fondamentali per indicarmi strade meno rigide e più folli o anche più divertenti a volte.Inutile aggiungere a questi nomi Gaber e Springsteen, i più importanti in assoluto per me, quelli che più di tutti mi hanno trasmesso qualcosa, che ho assorbito completamente e fatto mio, a livello emozionale e artistico.

Cosa ti ha spinto e ti spinge tuttora a fare musica?

La voglia di comunicare ciò che sono veramente dentro. Viviamo in un mondo in cui siamo costretti a indossare troppe maschere (al lavoro, coi parenti, nella società, persino a volte coi conoscenti, amici e amori!). La musica mi permette di tirare fuori ciò che sono veramente, posso essere me stesso, completo, coi miei pregi e difetti. Posso usare la testa, il cuore e lo stomaco a piacimento, nei dosaggi che io ritengo opportuni!

Sei un cantautore fuori schema, quali anime musicali vivono in te?

Le mie varie anime musicali dipendono poi soprattutto dal fatto che sono abbastanza variegato anche come carattere, pieno di un bel po' di caratteristiche, a volte apparentemente inconciliabili!! Cerco e tento di esprimerle in musica. L'intimismo malinconico, con piccole sfumature di ottimismo finali, è sempre stato una mia prerogativa di carattere, quindi l'ho riversato nei brani a iosa. Ma al contempo sono anche una persona molto ironica, amo sdrammatizzare di continuo ed esprimo dunque questo mio lato anche nella musica, in tantissimi modi. Credo anche che l'ironia e il paradosso siano ottime arma, in mano a chi fa musica, per attirare di più l'attenzione su temi degni di nota. Una terza mia caratteristica, che ha a che fare con la testa (e con lo stomaco) è l'impegno civile, che in tantissimi miei brani si sente forte. Non sopporto i pecoroni e chi si omologa.

Parlami della tua passione per Gaber e Bruce Springsteen?

Considero Gaber mio padre e Bruce mio fratello. Ho conosciuto prima Springsteen a 16 anni e ora sono un accanito fan e collezionista di tutto ciò che lo riguarda. E'il più grande showman vivente, ma al contempo ti fa anche ragionare e riflettere sugli abissi profondi dell'animo umano, attraverso la poesia delicata e le sue storie di personaggi disagiati. Stesso discorso per Gaber: era istrionico, teatrale, vitale, paradossale, ironico, sempre in movimento fisico e corporale, eppure al contempo (grazie soprattutto all'ironia, più che alla poesia di Bruce) ha messo il dito in modo impietoso sulle contraddizioni e ipocrisie dell'animo umano, facendoci riflettere come fosse un filosofo o un pensatore profondissimo.Bruce e Giorgio mi hanno dato tantissimo e continuano a illuminarmi.

E' difficile trovare sbocchi per un artista emergente in Italia?

Difficilissimo. Il coraggio e la faccia tosta sono delle prerogative essenziali per andare avanti, oltre alla determinazione na non artrendersi, è chiaro. Diciamo che la bravura, ormai, viene dopo queste 3 caratteristiche citate, ossia al quarto posto. Alla fortuna non credo molto (tranne che se non nasci in una famiglia agiata o di artisti e musicisti che ti inseriscono di qua e di là), perché sono uno di quelli che pensa che i presupposti per essere fortunati ce li creiamo noi ogni giorno.

Hai, oltre alla carriera solista, altri progetti in corso?

Oltre al mio progetto cantautorale, che tra l'altro negli ultimi tempi sto sviluppando anche nella forma di teatro-canzone gaberiano, ho anche i due progetti-omaggio a Gaber e Springsteen. Ho infatti fondato un gruppo acustico (chitarra, violino e basso elettrico), La Banda Di Tom Joad, in cui canto Springsteen in italiano per diffondere la sua immensa poetica. Un progetto affascinante, però molto appezzato anche da esperti del Boss come Labianca, Zaccagnini e il prof A. Portelli. Inoltre omaggio spesso Gaber con lo spettacolo "Omaggio Al Sig G", in cui io canto le sue canzoni e un mio amico cabarettista (molto conosciuto nel Salento), Andrea Baccassino, si cimenta negli indimenticabili monologhi gaberiani.

I cinque dischi che ti porteresti su un'isola deserta?

Tu mi vuoi morto. Sono un'infinità. Ti dico i primi che mi vengono in mente, sennò facciamo notte. La tentazione è di portarsi via BORN TO RUN (Springsteen) per l'energia epica, LA MIA GENERAZIONE HA PERSO (Gaber) per sorridere e riflettere, LINDBERGH (Fossati) per restare incantati, IL SABATO ITALIANO (S. Caputo) per swingare con allegria, il meglio di Tom Waits, per scartavetrarci l'anima oscura.

Maurizio Bianchimano


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