The Ship Magazine - di Jacopo Aloisi
mercoledì 15 ottobre 08 - 23:08
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Intervista Lifend

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Ciao ragazzi, vi salutiamo e apriamo subito l’intervista chiedendovi di illustrarci i passi più importanti della vostra carriera e soprattutto della nascita del vostro ultimo album Devihate…

[Alberto] Ciao a tutti voi dello staff ed ai lettori di The Ship! Lifend nasce nel 1999 e dopo la classica gavetta, fatta di promo, MCD e concerti. Finalmente nel 2004 arriviamo all'esordio discografico con InnerScars, un album molto originale e d'avanguardia che da critica e pubblico è stato accolto sempre in maniera ottima, anche se forse aveva la pecca di contenere troppi spunti ed influenze difficili da sviluppare contemporaneamente...insomma la classica "troppa carne al fuoco"! Dopo varie vicissitudini di lineup ha poi preso forma DeviHate, un lavoro molto più concreto e diretto. Grazie ai pezzi di DeviHate siamo riusciti a chiudere un accordo con la neonata WormHoleDeath, che fa parte del gruppo Aural Music (nota per Code666, My Kingdom Music, Amaranth Rec., Goregorecords ecc.ecc..). Ad oggi DeviHate e' appena uscito e sta ricevendo consensi addirittura al di la' delle nostre aspettative, sappiamo che i preorder dalla Germania sono raddoppiati e speriamo davvero che finalmente anche in Italia si muova qualcosa...Da poco poi e' entrato nella lineup un nuovo chitarrista, Marco Savoini che e' andato a sostituire Andrea Serrao il quale dopo aver composto e registrato DeviHate ha preferito farsi da parte per motivi personali. Non e' stato facile trovare un degno sostituto, ma con Marco stiamo gia' cominciando a lavorare sul nuovo materiale e ad oggi ci sentiamo più in forma che mai!

Dopo i consensi assolutamente positivi di ‘Innerscars’ vi siete sentiti un po’ sotto pressione durante la stesura di quest’ ultimo lavoro?

[Alberto] No, assolutamente! Ad essere sincero dopo InnerScars i problemi più grossi sono stati determinati dai cambi di line up. La separazione dalla voce femminile forse e' stato proprio l'elemento a dare nuova vita allo sviluppo di Lifend. Quello che tutti sentivamo, era la necessità di rendere più dirette e "asciutte" le composizioni. Come al solito non è stata una scelta a tavolino, ma una naturale evoluzione del nostro sound, appunto determinata anche dall'apporto dei nuovi componenti. Più le nuove composizioni prendevano forma e più eravamo convinti cha la strada che stavamo seguendo fosse quella giusta...infatti qualche pezzo del momento di transizione alla fine e' poi stato scartato!

Parliamo adesso della vostra ultima fatica, quali secondo voi, le differenze più importanti rispetto al precedente lavoro?

Come ti accennavo prima, DeviHate, seppur con le nostre solite influenze, e' un album molto più diretto, sintetico e di impatto. La prima cosa che credo noteranno gli ascoltatori sarà relativa alla mancanza della voce femminile: speriamo in questo modo di riuscire finalmente a scrollarci definitivamente di dosso l'alone di "gothic" che ci e' spesso stato attribuito, ma al quale mai ci siamo sentiti di appartenere! La ricerca sonora stavolta e' molto più legata alle scelte ritmiche ed agli arrangiamenti piuttosto che all'inserimento di molti strumenti e voci differenti. Il riffing e' molto piu' groovie e diretto, le voci più aggressive (senza dimenticare poi alcuni guest di prim’ ordine come M. The Bard di Opera IX e The True Endless e Dahmer dei Bastard Saints). Insomma vorremmo che fossero proprio gli ascoltatori a trovare le differenze rispetto all'album precedente..chi già ci conosce e' rimasto positivamente stupito dell'evoluzione, ma speriamo anche di poter trovare nuovi consensi nella nostra proposta.

Secondo il mio modesto modo di vedere, è incredibile la naturalezza con la quale si riesce a passare da frangenti aggressivi ad altri più emozionali e melodici, sono situazioni che si creano naturalmente in fase di registrazione oppure sono soluzioni che vengono prima studiate?

[Alberto] Sono soluzioni che nascono spontaneamente nel momento in cui componiamo e arrangiamo un pezzo: la varietà ritmica ed emozionale e' un po' il nostro marchio di fabbrica. Una volta le parti erano molto più acustiche, ora ricerchiamo soluzioni melodiche diverse ma che comunque riescano a creare sensazioni differenti all'interno di un brano.

[Simone] Diciamo che partiamo sempre da un'idea che sviluppiamo improvvisando. Le nostre diverse personalità musicali ci portano ad inserire varie soluzioni sonore che poi vengono vagliate da tutti...se il tutto è ok procediamo...magari dopo decine di tentativi...il tutto sempre con una naturalezza che ci siamo costruiti pian piano nel tempo.

Credo che l’apertura del disco (Purify Me) insieme al brano ‘Try Again’ possono essere considerate quelle che rispecchiano in pieno le vostre qualità e il vostro modo di intendere la musica. Quali sono le influenze maggiori che vi permettono di registrare canzoni così particolari?

Si, in effetti Purify Me e' anche uno dei nostri brani preferiti; a breve dovrebbe essere anche finito il montaggio del video per questo pezzo a cura di Stefano De Ponti e Nectar Studio (www.nectarstudio.info). Vi consigliamo vivamente di dargli un'occhiata perchè sarà anche in questo caso qualcosa di non convenzionale! Ritornando alla tua domanda, la cosa di cui siamo più felici e' sentire come ogni persona possa considerare come nostro pezzo migliore sempre un brano diverso...Tu per esempio sei il primo che ci parla di Try Again e la cosa non può che farci piacere! A livello di influenze posso dirti che c'e' veramente di tutto: ultimamente stiamo ascoltando abbastanza roba moderna tipo Isis, Lamb of God, Cult of Luna, Dredg, Mike Patton, Ludovico Einaudi, Elio... Insomma come vedi non e' solo roba estrema, anzi, c'e' anche di molto peggio eheheh. Quel che e' certo, e' che non vogliamo essere i cloni di nessun gruppo, cerchiamo di dare una nostra reinterpretazione alla musica che amiamo, introducento emozioni e sensazioni diverse all'interno di ogni brano.

Quali sono stati i motivi che vi hanno allontanato dall’utilizzo di vocals femminili, che, generalmente sono di fondamentale importanza nel sound come il vostro?

Senza entrare in dettaglio, direi che i motivi sono stati vari, ma quello che posso senza dubbio dirti e' che l'assenza della voce femminile ci ha aperto nuove strade e ci ha fatto sentire che Lifend stava prendendo nuova vita. So che qualcuno storcerà il naso perchè magari avrebbe preferito continuassimo sulla vecchia strada, ma la nostra sensazione e' davvero questa. Ora ci sentiamo veramente in forma stiamo davvero facendo ciò che vogliamo e la cosa ci riesce nella maniera più semplice e naturale possibile. Non voglio rinnegare quello che eravamo prima, anzi ne andiamo tutti fieri, pero' maturando ed evolvendoci ci siamo resi conto che quello che e' successo e' stata senza dubbio la cosa migliore e ci ha permesso di arrivare a ciò che siamo ora. E di sicuro ora non sentiamo di avere alcun bisogno di vocals femminili in un sound come il nostro!

Anche i vostri testi sono molto curati, quali sono gli argomenti che vi piace trattare?

[Alberto] Mi fa piacere che tu abbia citato questo punto. Per DeviHate ho avuto la possibilità di scrivere quasi tutti i testi, ad eccetto di Prometheus Purpureal ad opera di Andrea. Concettualmente DeviHate e' la prosecuzione di Innerscars: InnerScars rappresentava la perdita di tutte le certezze, il dolore e la presa di coscienza che ci sono momenti nella vita che rimangono indelebilmente segnati nella nostra memoria e nel nostro cuore. DeviHate invece e' la rinascita, attraverso l'odio come mezzo per superare il dolore. Certo non e' una visione idilliaca della realta', ma si sa, la musica e' anche una forma catartica per esorcizzare le nostre sensazioni e le nostre paure. Come avrai potuto capire si può dire che ciò che costituisce i nostri testi sono delle esperienze personali che poi cerchiamo di decontestualizzare e rendere astratti.

Cosa vi aspettate da ‘Devihate’ e quale voto gli dareste?

[Alberto] Per quanto riguarda il voto...beh preferiremmo fossero gli ascoltatori ed i giornalisti a darci un voto! Il tuo già ci piace parecchio ehehe! Per un gruppo credo che un album sia un po' come un figlio al quale si vuole incondizionatamente bene. Anche se, senza dubbio, crediamo che sia il lavoro più completo e maturo che abbiamo composto fin'ora! Quello che ora ci aspettiamo e' di vendere milioni di copie a fare tour in tutto il mondo ahahahahNo scherzi a parte, ci piacerebbe portare la nostra musica alle orecchie di più persone possibili. Vorremmo calcare più palchi possibili conoscere di persona chi apprezza la nostra musica..crediamo sia questo a dare a molti gruppi la forza per andare avanti!

Riuscire a portare in giro la vostra musica, comunque molto particolare, quanto è difficile?

[Alberto] Abbastanza, soprattutto in Italia. In generale riusciamo comunque a girare, ma mai quanto vorremmo. Il problema vero, più che la proposta (ti assicuro che dal vivo non siamo cosi' morbidi!) credo stia nel fatto che in Italia il pubblico e' troppo esterofilo e comunque in generale si muove poco per i concerti di gruppi emergenti. Manca un po' la voglia di scoprire gruppi nuovi e di provare ad aprire la mente a proposte che non siano le solite gia' sentite. Senza poi dimenticare la mancanza di serieta' e professionalita' che troppo spesso si trova avendo a che fare con gestori e proprietari di locali. Quello che invece stiamo notando e la nascita di una nuova schiera di promoter e organizzatori di eventi che ci mettono un sacco di passione e cercano di dare nuova linfa alla scena estrema italiana..massimo supporto!!

Quali le reazioni del pubblico?

[Alberto] In generale molto, molto buone. E questo non fa che confermare la nostra fiducia nella direzione intrapresa.E da quando abbiamo cominciato a proporre i nuovi pezzi dal vivo, abbiamo conquistato anche una fetta di pubblico che prima ci guardava con diffidenza a causa delle female vocals. Ora stiamo aspettando di sentire quali saranno i riscontri per DeviHate..incrociamo le dita!

Cosa bisognerebbe fare per poter dare più risalto alle bands di casa nostra in campo internazionale?

[Simone] Caspita...spesso ci sono difficoltà a far risaltare ottime band nostrane anche in Italia. Forse manca la voglia e il coraggio da parte degli addetti al lavoro. Non voglio essere banale ma in Italia ci sono realtà musicali che ci dovrebbero invidiare a livello internazionale. Magari anche la stampa dovrebbe cominciare ad investire tempo e spazio alle nostre realtà!! Se siamo noi a non credere ai nostri prodotti non meravigliamoci se a livello internazionale c'è un forte disinteresse...

[Alberto] Giusto per aprire uno spazio promozionale per quelle bands Italiane di cui parlava Simone: andatevi a dare un'ascoltata a To a Skylark, Rumors of Gehenna, Illogicist, Sin of Lot, Through Your Silence, Forgotten Tears, Algol, Body Bags...e poi non diteci che l'Italia non ha nulla da offrire!

Grazie di cuore, vi auguro Buona fortuna per i vostri progetti presenti e futuri…

[Alberto] Grazie davvero a te, Antonio, e a The Ship Magazine per aver dato spazio alle nostre parole! Date un ascoltata ai nostri pezzi..non ve ne pentirete Try Again, Fail Again..Fail Better...Stay DeviHate!


Antonio Leoncini


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