The Ship Magazine - di Jacopo Aloisi
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Intervista La Rosa Tatuata

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Intervisto il gruppo rock genovese che con l'album Caino (trovate la recensione nella sezione emergenti), uscito nel 2006, ha realizzato un ottimo lavoro dal sound americano ma riletto con una sensibilità tutta italiana con attenzione particolare alle liriche. Si parte con l’intervista !!!!

Come è nato il progetto La Rosa Tatuata?

Il progetto nasce attorno al 1992 da un gruppo di amici e dalla loro passione per un certo tipo di musica. Da allora molti di questi hanno preso altre strade, c’è chi si è sposato, chi ha fatto figli. Nonostante le diverse strade imboccate siamo comunque ancora molto legati e di conseguenza ancora in contatto. I nuovi arrivati (Massimo Olivieri e Nicola Bruno) hanno un "gene" in comune con i ragazzi che li hanno preceduti... quello della passione.

Quali sono le vostre principali influenze musicali ?

Dal punto di vista dei testi cerchiamo di portare alta (con tutta l’umiltà) la bandiera della scuola genovese, ispirandoci il più possibile ai mostri sacri della nostra città... De André, Fossati... per citarne un paio su tutti. Per quanto riguarda il lato musicale siamo cresciuti con la musica del Boss, di Mellencamp, di John Hiatt e Steve Earle... il più bel complimento che abbiamo ricevuto in carriera e che dava pienamente l’idea di ciò che stavamo e che tutt’oggi cerchiamo di fare, fu di un ragazzo anni fa a fine concerto, venne da noi e ci disse: “siete il diesis tra Fossati e Springsteen”. Fu commovente...

Parlatemi del vostro ultimo album Caino ...che dire?!

Se i dischi sono come i figli... questo è quello che ci ha fatto più disperare e non poteva chiamarsi in altro modo. Sono stati tre anni di preproduzioni notturne e stesure di testi, il tutto registrato e mixato in sette giorni a causa dello scarso budget a disposizione essendo un autoproduzione. Sicuramente l'album più difficile dell’intera storia del gruppo. Ne venivamo da un periodo bruttissimo, la band si era dimezzata con la perdita di tre pilastri storici. L’unica persona che credeva ancora in noi ( alla quale il disco è interamente dedicato ) e che ci dava una forte mano nel trovare i concerti, una sera ebbe un malore... se ne andò in una notte per un aneurisma cerebrale. Caino nasce li... dalla perdita del nostro amico Renato, dalla volontà di un manipolo di “sognatori” di non mollare. Prima della stampa ci hanno persino rubato i bollini SIAE, ma ormai eravamo troppo motivati... non potevamo più fermarci.

Come mai un gruppo della vostra qualità si trova ad autoprodursi?

Penso per un discorso di cultura musicale. Viviamo un paese dove tutto è ridotto all’immagine. Non importa se sai suonare o se scrivi di certi argomenti piuttosto che di altri. Tutto è limitato al fatto se sei “fico” oppure no. Se la tua canzone ha il ritrnello a cinquanta secondi dall’inizio del brano ovviamente senza MAI superare i tre minuti e trenta complessivi altrimenti “ non si è radiofonici”.Un Guccini con “la locomotiva” e un De André con il “Testamento di Tito” nel panorama odierno non troverebbero spazio secondo le metriche dei discografici italiani.Ovviamente questo non è un problema che ci tange... noi siam brutti.

Tra gli artisti italiani , chi vi sembra che stia facendo un percorso simile al vostro o in alternativa di chi ammirate più il lavoro in questo periodo?

Ci sono un sacco di gruppi che fanno buona musica in Italia e che non sono conosciuti come meriterebbero, mi vengono in mente i Gang dei fratelli Severini, un gruppo come il loro dovrebbe suonare negli stadi tre volte a settimana. I testi di Marino sono qualcosa di unico, a livello narrativo è come vedere un film. Indubbiamente uno dei gruppi che stimiamo di più, senza contare che sono anche persone umanamente stupende, dote rara in questo ambiente.

Avete in cantiere un nuovo album?

Abbiamo delle canzoni ma non abbiamo fretta. Ultimamente ci siamo dedicati maggiormente ad altri progetti sempre in ambito musicale, tra questi persino una scuola di musica (di cui Massi Di Fraia è presidente) che sta andando benissimo.

I cinque dischi che portereste su un'isola deserta?

Non è facile... Born to run (Bruce Springteen ), Crêuza de mä ( F. De André ), Better Days (Southside Johnny ) La pianta del té ( I. Fossati ) e Doppio lungo addio di Massimo Bubola, ho iniziato a scrivere canzoni dopo aver ascoltato quel disco.

Giorgio, hai in cantiere altre prodizioni di livello dopo l'ottimo lavoro svolto per Andrea Sigona?

Con Andrea è venuto fuori un buon lavoro, recentemente ho coprodotto il disco di Andrea Marti (Traditional man ), attualmente sto lavorando al disco solista di Max Parodi (il primo cantante della Rosa Tatuata) e ai nuovi brani di Paolo Bonfanti. E' solo Rock and Roll... ma Dio solo sa quanto ci piace...

Maurizio Bianchimano


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