Intervista Inkarakua

Ciao ragazzi, vi faccio i complimenti per il vostro ultimo lavoro, e vorrei sapere, dal 2000 a oggi, i passi più importanti della band, che vi hanno portato fino alle registrazioni di Inkarakua…
Grazie, la realizzazione di questo disco è durata qualche anno, al culmine di un processo di sviluppo della band stessa. Abbiamo iniziato a suonare nel 2000, i membri della band sono gli stessi dal 2002 dunque siamo cinque persone cresciute musicalmente e umanamente insieme. Inizialmente eravamo un gruppo crossover nu-metal e pian piano ci siamo spinti verso il metalcore, appesantendo i groove, incupendo i riff, sostituendo le venature crossover con escursioni nel noise. Nel 2002 abbiamo realizzato il nostro primo album “La Giostra dell’Odio” per W.*uck Records, ha avuto un buon riscontro nel pubblico e nella critica; in questi 8 anni abbiamo suonato con molte band di alto livello, questo ci ha permesso di crescere e trovare sempre nuovi stimoli. Nel 2005 abbiamo iniziato la collaborazione con Alkemist Fanatix: attraverso loro abbiamo realizzato questo nuovo album.
A questo punto una mia curiosità alla quale penso abbiate risposto già un migliaio di volte, cosa significa Inkarakua?
Inkarakua è un modo di dire in lingua sarda, significa “affacciarsi e nascondersi” e “guardare senza essere visti”, e talvolta indica anche il gioco del nascondino. E’ un modo di dire un po’ arcaico, il significato del nostro nome ce lo chiedono anche moltissimi Sardi!
Ho trovato il vostro lavoro in bilico tra la nuova scuola hardcore e le sonorità post-core. Una scelta che rende tutti i brani avvincenti, a mio modo di vedere soprattutto per quanto riguarda i brani con attitudine più hardcore. Qual’ è il vostro pensiero?
Con molta umiltà noi cerchiamo di trovare la nostra strada nell’hardcore/metalcore: il nostro sound è molto influenzato da metal, noise, hardcore e siamo alla ricerca di un nostro stile, suonando alla maniera che ci piace, seguendo molto il nostro istinto.
La scelta di utilizzare i testi in italiano è definitiva o in cantiere c’è anche qualche brano in inglese?
La scelta di cantare in Italiano è venuta spontanea sin dai primissimi giorni di sala prove, ed è stata una cosa istintiva, dettata dalla esigenza di essere diretti, nella musica e nei testi. E’ stata una scelta che si è rivelata dal nostro punto di vista soddisfacente e caratterizzante, inoltre, ci piace il fatto che il pubblico possa capire quello che diciamo. La lingue sono strumenti, abbiamo scritto anche pezzi in Inglese, un pezzo in Spagnolo, probabilmente prima o poi scriveremo un pezzo in Sardo, ma questo è un qualcosa che deve avvenire spontaneamente. Non è detto che la lingua dell’hardcore debba essere per forza l’Inglese; basta guardare gruppi come Cripple Bastards…
Potete farci una panoramica sulle tematiche trattate nelle vostre canzoni?
Noi parliamo di ciò che ci sta intorno, la musica è il nostro modo di farci sentire: non vogliamo fare politica, ma vogliamo parlare e dire ciò che siamo in molti a pensare. I temi dominanti tra quelli da noi affrontati sono proprio l’emarginazione dei più deboli, a causa della povertà, della salute mentale, dell’essere diversi rispetto alla gente “normale”, e poi i temi socio-ambientali, con riferimento al progresso tecnologico che modifica l’ambiente e cambia lo stile di vita, e che troppo spesso è solo al servizio dei ricchi e dei potenti mentre distrugge culture millenarie in tutto il Mondo.
Come avete intenzione di promuovere questo ultimo disco?
Vogliamo basare la promozione anzitutto sui concerti, cercare di suonare il più possibile in Italia, cercando le situazioni giuste, magari partecipando a qualche festival; stiamo cercando di organizzare un minitour europeo, e poi cercheremo di muoverci a livello mediale tramite la realizzazione di un video, che è già a buon punto di lavorazione. Tanto lavoro di promozione va ormai fatto tramite internet: MySpace ha rivoluzionato tutto e ha aperto possibilità immense. Un ruolo importantissimo nella promozione del nostro disco lo svolge Alkemist Fanatix il cui campo d’azione è proprio la promozione; abbiamo tutta l’intenzione di portare avanti la collaborazione in maniera sempre più fruttuosa per entrambe le parti.
E’ difficile per una band come la vostra riuscire a tenere molte date in giro per l’Italia? Influisce il fatto di provenire dalla Sardegna e quindi, logisticamente cosa comporta?
Gli spostamenti sono un grosso problema, devi fare i conti col mare e questo comporta perdite di tempo e costi extra notevoli. Oltre alle spese, partire comporta prendere ferie e permessi dal lavoro e ovviamente non è sempre facile.
A distanza di qualche mese dall’uscita, quale voto dareste a Inkarakua?
Siamo veramente soddisfatti, pensiamo che il lavoro sia uscito come lo avevamo in mente. Rispetto al primo album abbiamo lavorato in maniera più professionale, curando maggiormente gli arrangiamenti, la pre-produzione, i suoni e l’esecuzione. Un gran lavoro è stato fatto da chi ha registrato e ha mixato questo disco. Ovviamente questo è un punto di partenza per continuare a migliorarci, uno stimolo per fare bene e crescere e lavorare sempre meglio.
Quali sono le influenze artistiche dei componenti della band?
Ci sono tra noi cinque molte differenze da questo punto di vista, e i nostri ascolti sono molto vari, questo comporta che ognuno di noi poi dia un contributo particolare alla scrittura dei brani. Alcuni di noi prediligono il metalcore, altri sono ispirati dal metal thrash degli anni ’90, altri da un certo tipo di indie rock/noise e punk; la risultante di tutte queste influenze spesso poco omogenee tra loro crea poi il sound dei nostri brani, che negli anni si sta concretizzando sempre più verso una dimensione indipendente dai nostri ascolti, o almeno ci proviamo.
Ci sono dei progetti per il futuro prossimo?
Siamo a buon punto nella realizzazione di un videoclip, stiamo scrivendo brani per un prossimo album, stiamo organizzando il tour per l’Italia e forse anche per l’Europa.
Grazie della gentilezza, a voi le ultime battute…
Un saluto e un ringraziamento allo staff di The Ship Magazine per averci dedicato questa intervista, invitiamo tutti i lettori a dare un ascolto ai nostri brani, magari da myspace. Un abbraccio.
Antonio Leoncini