Intervista El Topo

Un benvenuto a El Topo per la prima volta su TheShipMagazine. Vorrei partire subito facendovi raccontare la storia del vostro gruppo e le tappe più importanti della vostra band…
Il gruppo El Topo è nato allargando a quartetto un duo preesistente, Lanzi & Sodano, che aveva pubblicato qualche anno fa un cd su Klangbad, l’etichetta del tastierista dei Faust Hans Joachim Irmler, oltre a un buon numero di pezzi su compilazioni e colonne sonore varie. Ci sono stati un paio di concerti in una fase di interregno, in cui il gruppo come tale non esisteva ancora ma ci presentavamo come Lanzi & Sodano con Andrea Biondi (vibrafono) e Francesco Mendolia (batteria) come ospiti, quindi un duo con quattro musicisti sul palco! Presto, dai concerti successivi, il loro è diventato un contributo stabile, et voila El Topo. L’etichetta belga Off, una sussidiaria della Stilll contattata da me tramite myspace, ha manifestato un interesse concreto verso il nostro suono, e ha dato alle stampe il cd nel mese di giugno.
Ascoltando il vostro ultimo lavoro le prime caratteristiche che vengono percepite sono l’impossibilità di poter catalogare la vostra proposta ma anche la grande personalità che viene fuori. Quali sono per voi le influenze del vostro sound, e soprattutto, verso quale tipologia di pubblico si focalizza?
Sono felice che il tratto personale emerga, ma dopotutto non facciamo che cercare di rendere in modo personale un mix di terreni già battuti, che siano jazzrock, psichedelia, elettronica. L’elemento di novità concreto può arrivare continuando a sperimentare sulla combinazione inusuale di moduli compositivi e stilistici differenti. Senza andare troppo sul tecnico o sull’astruso, vorrei che venisse fuori che non proponiamo musica particolarmente ostica, seppure in un solco sperimentale e lontano dalla canzone. Quindi cerchiamo di tenere presenti degli elementi di fruibilità, di immediatezza, che possono o dovrebbero farci apprezzare anche presso un pubblico più generico, meno specializzato di quel che si pensi.
Sbaglio nel dire che molte vostre canzoni nascono da improvvisazioni?
Sbagli! Le composizioni sono composizioni… possono includere molto spesso l’improvvisazione, che è fondamentale soprattutto dal vivo.
Sono curioso di sapere quali sono le bands che più hanno influito sul vostro modo di scrivere e suonare?
Per quello che riguarda lo scrivere, almeno per questo disco entrano in ballo più che altro le influenze mie e di Omar, visto che le composizioni sono nostre. Andrea e Francesco hanno dato un apporto di assoluto rilievo in fase di arrangiamento, di proposte, di sfumature. Due modelli che abbiamo in comune Omar ed io se non l’altro per l’approccio un po’ “disinvolto” allo studio di registrazione, potrebbero essere Zappa o i Faust. Poi non so, nel suono complessivo c’è posto per il rockjazz, per la classica-contemporanea che è il terreno di elezione di Andrea, (ha suonato per anni e suona tuttora le musiche dei minimalisti americani, e non solo) per l’improvvisazione jazzistica in senso stretto, per il funk – Francesco è un batterista al crocevia tra jazz e funk, e gli si illuminano gli occhi quando parla di Philly Jo Jones o Bernard Purdie – per la new wave, persino per un certo tipo di progressive, quello meno involuto e barocco.
Ci potrà essere in futuro qualche linea vocale diciamo, “importante”, nelle composizioni di El Topo?
E’ difficile. Non è che evitiamo la canzone ma, come dirti, è un problema in più l’inserimento di una voce. Quale voce? Maschile? Femminile? Transgender? Cosa canta? In che lingua? Deve cantare o parlare? Chi scrive i testi? Perché? Se un giorno si trovassero risposte coerenti - e che convincono tutti e quattro - a tutte queste domande, allora perché no? Ma deve funzionare, deve essere un discorso organico tra strumenti e voce, se dobbiamo semplicemente appiccicare qualcuno che canticchia per far finta di fare canzoni allora è meglio lasciar perdere. Ovviamente ci stimola, l’idea di cimentarci prima o poi in quella direzione. Ma bisogna avere le riserve di tempo e di energia adatte.
Non riesco ad immaginare la vostra proposta in sede live, potete farci un quadro della situazione? Vengono presi alcuni accorgimenti per renderla più diretta?
Pensa invece che tutti i pezzi di questo primo disco a nome El Topo sono stati scritti da me e da Omar per assemblare un repertorio live prima ancora che un disco, e prima della costituzione del gruppo! il gruppo semmai è nato inizialmente per assecondare una certa tendenza che con Omar abbiamo a pensare per orchestrazioni complesse. Dal vivo in genere siamo solo in quattro, senza gli ospiti salvo eccezioni che pure qualche volta dovremmo incoraggiare, e si improvvisa molto di più: qualche volta verticalmente, e i brani restano della stessa lunghezza del cd, altre volte orizzontalmente, e il tutto si dilata parecchio. Oppure, procediamo a una sorta di svuotamento, facciamo un po’ di corte al silenzio, di cui in studio abbiamo avuto forse troppo timore, e riveliamo appieno quelle atmosfere che su disco sono occultate, o poco percepibili a causa di questa continua battaglia degli stili. Che rivendichiamo, in ogni caso!
Quali le reazioni del pubblico?
Finora buone. Anche grazie ai contributi di alto livello dei Neumax, il collettivo di videoartisti che elabora immagini in tempo reale sul nostro suono.
Come promuoverete Pigiama Psicoattivo? Riuscite a suonare parecchie date in giro per l’Italia?
La promozione passa prima attraverso la ricerca di un contatto il più capillare possibile con i media, incluse le webzine come questa, e poi per i concerti, Ne abbiamo dati alcuni prima della realizzazione dell’album, poi una data romana per festeggiarne l’uscita, ma quest’estate sarà complicato vederci tutti e quattro a causa degli impegni presi precedentemente da alcuni di noi. Quindi ci stiamo organizzando per muoverci a partire da settembre, Più che in giro per l’Italia, visto che possiamo approfittare di un piccola distribuzione internazionale, è importante affacciarsi anche all’estero.
Come si evolverà il progetto El Topo? Chi può dirlo con esattezza…
A parte i concerti, a me starebbe a cuore registrare presto un secondo lavoro, questo sì composto più collettivamente, quindi partendo da jam e situazioni affini.
Grazie per la cordialità, sarei davvero curioso di assistere ad un vostro concerto, che passate in Abruzzo?
Magari, anzi, siamo disponibili!