Intervista Drammagothica

Chi è solito abbandonarsi a quelle trame oscure e struggenti, volte ad esplorare i meandri più impenetrabili dell’animo umano, troverà nel lavoro dei DrammaGothica un eccellente veicolo di alienazione, sintomo dell’elevata sensibilità artistica che traspare da ogni brano creato dal gruppo italiano. Come puoi motivare questa scelta artistica?
Sinceramente attribuendola ad una forte passione per la musica sia nella sua forma più dura e rabbiosa sia nelle sue sfumature più tecniche e armoniosamente più curate. Per noi la sperimentazione sul gothic metal nasce dalla profonda riflessione ed immersione in tematiche attuali ed allo stesso tempo esistenzialmente presenti e radicate nella vita di ognuno. La mera espressione di stati d’animo si trasforma nei nostri testi ora in ribellione allo svolgersi della vita ora in ammirazione e profonda devozione ad essa. Questi testi, sacralizzati dalla musica che sentiamo di esprimere durante le nostre giornate acquistano una valenza tutta volta alla ricerca della mediazione emozionale tra estremi poetici e armonici. Questa la scelta artistica che ci ha condotto alla nostra musica.
Questa scelta è di carattere puramente musicale o subentra anche l’aspetto concettuale? Intendo dire: i testi cantati da un’altra persona avrebbero avuto un effetto diverso? E cosa potete dirmi riguardo al titolo?
Ci poniamo come obbiettivi una espressione concettuale chiara e priva di artifizi che tendano a limitarne la forza significativa. Da questo è semplice dedurre che nella sinteticità è consistito il nostro carattere individualizzante. Ci forniamo di elementi chiave che aprano gli orizzonti a quel che ci proponiamo di narrare, così le due voci (maschile e femminile) acquisiscono quel ruolo insostituibile in quanto tali e non per chi, dietro quelle parti, vi si trova a cantare. Certo non sostituiremmo le nostre voci per nessun altro al mondo, ma in questo caso entrano in gioco motivazioni interpersonali che ci legano come persone e non come musicisti. I titoli a loro volta sono il prodotto delle idee che costituiscono ogni singolo brano, ogni titolo contiene in se il succo stillato di quel concetto base proprio del testo. Dunque la parte concettuale ha un valore proprio non scindibile dal resto del brano consistente come noto nella sua metà musicale.
Ogni vostra canzone reca con se, un’atmosfera drammatica. E’ uno specchio della vostra realtà interiore o una riproduzione del mondo esterno filtrato attraverso la vostra sensibilità?
Probabilmente è una riproduzione del mondo esterno filtrato attraverso la nostra sensibilità. Ma ciò non significa che non ci appartenga nel profondo. Sentiamo ogni tema come nostra realtà interiore tanto quanto siamo consapevoli di filtrare elementi provenienti dal mondo a noi esteriore. Arriverei quasi a dire che sia una continua contrapposizione tra queste due scelte. Sentiamo di non accettare tante delle cose che volendo o meno ci vengono imposte dallo scorrere della vita ed allo stesso tempo cerchiamo in noi stessi la forza di reagire. Sicuramente i nostri sensi la fanno da padrone, la musica è fatta di ascolto, di tatto, e spesso anche di vista. E la filosofia ci insegna che non c’è da fidarsi di queste protesi della mente umana.
Conosciuto il concetto base del vostro lavoro vorrei sapere come è proceduta la gestazione di “IRA”. Data l’elaborata qualità dei suoni suppongo che sia frutto comunque di una particolare attenzione ai dettagli…
Abbiamo preparato a lungo questo album. Nel background d’incisione abbiamo speso molto tempo a provare singole parti nella ricerca di una buona fluidità tra le parti conservandone il groove ma anche nella ricerca di un sound che ci appartenesse e che facesse della nostra musica un elemento di distinzione. E’ grazie anche alla cura di questi particolari che godiamo di un prodotto mirante alla longevità ed al facile apprezzamento.
In IRA sembrate focalizzare spesso l’attenzione sulla figura femminile, particolarità che emerge dalla cover agli inserti vocali che per buona percentuale tengono a bada i growl di Luca. E’ una scelta tecnica, dato che Laura ha delle notevoli capacità, oppure estetico-visuale?
Naturalmente è una scelta tecnica tendente alla conservazione del genere a cui vogliamo tener fede. La nostra musica scorre sul filo d’un rasoio. Dondoliamo tra un’infinità di influenze diverse con la peculiarità di riuscir a conservare, senza assolutamente trarre in inganno, le nostre radici gothic. Esasperare sulla voce maschile growl avrebbe potuto estremizzare il nostro genere tanto da renderlo difficilmente decifrabile. Con queste scelte vocali invece abbiamo stabilizzato la nostra posizione. Il maschile pulito di Luca si lascia apprezzare per la capacità di spezzare un sound che rischiava di essere troppo duro mentre la potente voce di Laura fa da cardine alla realizzazione del genere propostoci.
Una cosa che ho notato è che le canzoni dei Drammagothica ad un primo approccio sembrano essere abbastanza semplici, invece soprattutto nelle parti vocali sono abbastanza elaborate tanto da sembrare quasi che abbiate programmato una cosa del genere.
Essendo questo il nostro primo lavoro in studio abbiamo focalizzato l’attenzione su aspetti generici e dal fondamentale ruolo quali la cura del suono e la qualità del prodotto finale (quanto riguarda la fedeltà al genere della risposta alla domanda precedente). Da questo deriva che perdersi in tecnicismi inutili e in complicazioni varie ci avrebbe soltanto danneggiato. E’ per questo che ritmicamente i nostri brani sembrano semplici a primo impatto e si lasciano scoprire ed apprezzare agli ascolti successivi. Le voci hanno avuto maggior tempo per la preparazione alla registrazione, essendo state le ultime ad entrare in studio, ed hanno approfittato di questo per migliorarsi tecnicamente. Per un prossimo lavoro siamo pronti ad utilizzare con maggior libertà anche le nostre qualità tecniche e compositive.
La canzone che più mi piace è ‘Void’. Me ne puoi parlare più approfonditamente?
Il nostro brano in forma completa (al quale partecipano tutti gli strumenti) più melodico e di respiro. E’ nata “Void” nell’intenzione di mediare ancora una volta tra la forza espressiva del metal e quella più prettamente armoniosa del gothic. Il risultato sembra confermare la riuscita di questo intento. La scelta della voce maschile pulita facilita la sua indole di brano melodico e consente poi insieme con un andamento ritmico cadenzato e scandito da tutti gli strumenti, come accennato su, di prendere respiro dopo essersi immersi in un album realizzato sotto il segno dell’ira.
Nel corso degli anni novanta gruppi quali Tiamat, Paradise Lost, Crematory sono stati i primi a suonare Gothic Metal… Qual è la tua opinione riguardo a quel sound che voi stessi continuate a mantenere in vita?
Queste sono band che hanno segnato profondamente i nostri gusti musicali fin dai primordi. Oggi il gothic metal ha subito profonde trasformazioni influenzato dalle più disparate tecniche di produzione musicale. Questo genere infatti è predisposto a subire altre influenze musicali, si va da quella elettronica a quella di identità più gustosamente culturale (basta pensare ai Nightwish che hanno composto brani di gusto sud-africano, uno per tutti è “creek mary’s blood”). Noi personalmente amiamo la sperimentazione e non escludiamo di poter sperimentare in futuro qualcosa di questo tipo. Certo bisogna stare attenti a conservare il vero significato del genere cui apparteniamo, riuscendo si a sperimentare ma allo stesso tempo conservando il valore (e dunque il sound) delle proprie origini.
Riuscite a promuovere la vostra musica tenendo molti concerti? Quali sono le reazioni alla vostra proposta musicale?
Non ci stiamo basando soltanto sui live. Se capitano è bene e li viviamo fino all’osso. Siamo stati nella capitale e lì abbiamo avuto l’opportunità di esprimerci in tutta la nostra grinta. La reazione è sempre stata buona e chi aveva già apprezzato l’album ci ha riferito di aver amato ancor più la performance live. Sono delle belle soddisfazioni che ci aiutano ad essere motivati e a darci da fare.
C’è qualche progetto futuro nel cassetto?
Stiamo pensando al nostro primo video. Il brano preso ad oggetto sarà “Last Breath”, probabilmente il nostro brano più dolce e scontroso insieme. Le riprese sono già cominciate da un po’ e contiamo di portarlo a termine per luglio. La storia è una sfida tra la vita e la morte che porta alla conclusione dell’accettazione di quest’ultima come evento al di là d’ogni umana forza e decisione. Poi , come può essere ben comprensibile, e grazie al supporto dell’agenzia romana “Kick Agency”, siamo alla ricerca di una casa discografica che ci produca.
Grazie per la cordialità ed un grosso in bocca al lupo…
Grazie a te Maurizio per la tua disponibilità e, ci tengo a dirlo, per le tue domande dall’alta sensibilità musicale e umana. Ricordiamo il nostro Website www.drammagothica.it e la nostra pagina myspace www.myspace.com/drammagothica che potrete consultare per ogni altra informazione e per ascoltare la nostra musica.
Maurizio Di Battista