Intervista Brandon Ashley & The Silverbugs

Benvenuti nelle pagine di The ShipMagazine.com. Prima di farvi qualche domande ci potete spiegare come è nato questo progetto?
Il progetto artistico nasce dalla necessità di creare un sound autoespressivo sublimato da liriche nate dalle mie emozioni…una personale visione del mio mondo. Liriche decadenti impreziosite da toni romantici fino a giungere al reale cinismo che contraddistingue la mia eterna contraddizione. Nel 2005 ho dato inizio alla composizione di quella musica che ora ascoltate, un processo iniziale di auto degenerazione e successivamente di rigenerazione sonora che mi ha portato a mettere in discussione qualsiasi aspetto della mia vita di artista.
Ascoltando la vostra musica non si può non notare la forte somiglianza con Marilyn Manson. Come vi ponete di fronte a questa osservazione?
Tanto è forte questa sensazione quanto più è sbagliato il paragone a partire dalle tematiche affrontate che nella maggior parte dei casi passano in secondo piano se non del tutto inosservate visto che i testi li ascoltano in pochi. Se penso al suo sound penso a qualcosa nato da motivazioni profondamente diverse dalle mie e se vogliamo parlare di musica e di scelte artistiche…bè MM mi sembra lontano dall’uso dei ritmi dance che trovi nei nostri brani svariate volte, l’elettronica è completamente diversa sia concettualmente sia come fine pratico, le sue canzoni rappresentano il cliches per eccellenza mentre noi amiamo rompere certi meccanismi a livello sonoro. Naturalmente ogni artista vive di influenze e soprattutto è figlio di un tempo e di una corrente che rappresenta la sua epoca.
Come nasce il vostro nuovo lavoro, Nothing Lasts Forever?
Ho passato come ti ho detto un periodo abbastanza lungo a ricercare sistematicamente la disgregazione degli elementi sonori fino a risorgere in una nuova dimensione che è culminata con l’incisione del disco. Ho raccolto materiale molto diverso e a volte contraddittorio per certi versi scritto in momenti differenti…volevo che questo disco rappresentasse la mia discesa e la mia risalita verso un’illusione nuova.
I vostri titoli sembrano essere molto violenti. Quali sono le tematiche trattate?
Violenti come solo le vere emozioni possono essere. Fondamentalmente le tematiche propongono un viaggio attraverso l’illusione e l’immediata discesa verso la più profonda disperazione che solo il cinismo può darti.
Nel disco è presente un brano intitolato Heroin. Qual'è il vostro rapporto con la droga? Influisce nella vostra produzione?
Il brano in questione è una rivisitazione di Heroin dei Velvet Underground & Nico. Il resto della domanda mi sembra una grande cazzata…
Prendendo in considerazione il parallelo con il reverendo Manson, anche voi siete accusati di essere satanici? Cosa pensate del satanismo sempre richiamato quando si parla di rock? E come rispondete alle accuse?
Se volevi intervistare Manson potevi telefonargli così glielo chiedevi direttamente a lui…io non mi occupo di queste stronzate…mi chiedo se tu abbia mai ascoltato o letto un testo a caso di una mia canzone.
Cosa ci si deve aspettare da una vostra esibizione live?
Un vero spettacolo di Rock ‘n’ Roll a tutti gli effetti, un grandissimo impatto sonoro e visivo.
Quanto è importante per voi proporre la vostra musica unita anche ad un particolare modo di apparire? Sarebbe difficile per voi apparire in vesti “normali” e suonare un concerto?
Sarebbe semplicemente assurdo e fuori contesto. Ritengo che persino chi suonava grunge avesse elaborato fin troppo bene un immagine e uno stile vincente, dunque non esiste spettacolo senza immagine dato che tutto è legato per dare alla gente un'unica sensazione.
Come vedi la tua band nei prossimi anni?
Cresciuta, in costante evoluzione e trasformazione.
L'intervista si conclude qui. Ringraziandovi per la disponibilità vi lasciamo la parola per un saluto.
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Piccolo chiarimento puramente giornalistico: Leggendo le due risposte, direi al quanto poco cortesi, alle domande riguardo le droghe e la vicenda legata al satanismo, prendo la libertà di conclude questa intervista con un piccolo chiarimento giornalistico sui relativi punti. Riguardo alle droghe Brandon Ashley nel 2005 rilasciò un’intervista a Hard Sounds in cui, sollecitato sull’argomento rilasciò la seguente risposta: “E’ fondamentale...la musica è uno stato di alterazione della coscienza e non ci si può approcciare ad essa se non in uno stato alterato di se stessi, sarebbe come andare a un gay-pride e dimenticarsi i...condom. La parola “droga” è ormai stereotipata e la maggior parte della gente è sepolta sotto un quintale di demagogia quando ne parla. Per me è droga “every magic that can get me high”, quindi una certa quantità di cose che non per forza sono rappresentate sempre dagli stupefacenti comuni...sesso, opere d’arte, amore, sofferenza e la musica stessa sono droghe di cui tutte le persone si nutrono e di cui sono più o meno dipendenti, con l’unica differenza che per la nostra società sono legali: ad esempio c’è gente che vive determinate esperienze sentimentali in un modo così distorto e morboso da farsi schiacciare da esse in una misura ancora più terrificante delle cosiddette droghe comuni.” Sarebbe stato bello sapere se, a distanza di tre anni, era cambiato qualcosa nelle produzioni della band. Per quanto riguarda il tema del satanismo, la domanda è nata direttamente da un fatto di cronaca; infatti dopo un’esibizione del gruppo a Putignano, sempre nel 2005, questa fu accusata di satanismo.