The Ship Magazine - di Jacopo Aloisi
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Intervista Andrea Parodi

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Dopo aver recensito il suo ultimo cd Soldati (a mio parere uno dei migliori album usciti in Italia negli ultimi anni), ho il piacere di intervistare Andrea Parodi e farlo parlare del suo ultimo lavoro, delle sue influenze musicali, dei suoi progetti ed altro ancora .......

Parlami di Soldati e di cosa ti ha spinto a fare un disco con tanti ospiti di qualità (Claudio Lolli, Bocephus King , Marino Severini e altri ancora....)

Il mio modo di concepire la musica è scambio e confronto e in questi anni mi sono trovato a dividere il palco con grandi artisti. Credo molto nelle collaborazioni, soprattutto quando nascono in modo naturale, dal desiderio di condividere esperienze e stimoli comuni. I Gang negli ultimi anni sono stati un punto di riferimento importantissimo, in particolare per la mentalità con cui vivono la musica e la strada. È emozionante il calore che ricevono dalla gente in qualunque città d’Italia si trovino a suonare. Mi capita spesso di dividere il palco con loro ed è una esperienza impagabile. Per quanto riguarda Claudio Lolli, sentire la sua voce cantare su Per non sentirsi soli mi da ancora i brividi; è uno dei miei cantautori italiani preferiti di sempre. E poi Massimiliano Larocca, perché è stato l’inizio di un’amicizia e di una collaborazione artistica destinata a darci grandissime soddisfazioni. Infine sottolineerei la partecipazione di Suni Paz, una cantautrice che negli anni ‘60 suonava al fianco di Dylan, Mercedes Sosa e Joan Baez ma che negli ultimi tempi si è ritirata ad insegnare musica in una scuola elementare di Los Angeles. L’ho scovata grazie ad internet e abbiamo riportato alla luce una sua canzone del 1973, Tania la guerrigliera, in una versione metà in italiano e metà in spagnolo.

Come mai sei anni di silenzio tra Le piscine di Fecchio e Soldati?

Ho iniziato le registrazioni di Soldati quasi 5 anni fa a Vancouver, ma ho deciso di ricantare quasi tutto il disco in Italia, perché in USA e in Canada spesso la voce viene tenuta molto “dentro” la canzone. Adoro quel tipo di sound, pensa a Steve Earle ad esempio; la sua voce non viene mai particolarmente fuori rispetto agli altri strumenti, nonostante scriva dei testi eccezionali. E soprattutto non ci sono riverberi o effetti particolari, è una voce cruda. Però per questo disco ho sentito la necessità di coniugare questo tipo di mentalità con le esigenze legate al cantautorato italiano, dove la voce ha bisogno di essere scaldata un pochino e messa in rilievo. In realtà a Vancouver ci sono voluti soltanto 11 giorni per registrare 15 dei 16 pezzi che compongono l’album, grazie anche a Bocephus King, eccezionale alla “regia”. In Italia, invece, è stato necessario un po’ di tempo per terminare le registrazioni, soprattutto di tutte le special guests. Mi piacerebbe molto poter fare uscire dischi con una frequenza regolare; scrivo canzoni costantemente e l’attività live è molto intensa, ma purtroppo tutto questo non è sufficiente. In Italia mancano le condizioni, manca una scena musicale e così ho dovuto prendere tempo e aspettare che arrivasse l’occasione giusta non soltanto per pubblicare il disco ma soprattutto per avere le garanzie di distribuirlo e promuoverlo nel migliore dei modi. Alla fine è arrivato il contratto con LifeGate.

Quali sono le tue influenze principali a livello musicale?

La musica è la mia passione da sempre, tanto che prima di essere un cantautore mi definisco un ascoltatore. Ho cominciato da bambino, ascoltando di nascosto le cassette e i vinili di mio zio. Dapprima i grandi cantautori italiani: Fabrizio De Andrè, De Gregori, Lolli; poi i Beatles e gli Stones e infine la folgorazione del folk e del rock americano: Dylan, Springsteen, Steve Earle, Townes Van Zandt, John Prine, Mellencamp, Woody Guthrie… Non ho perso il vizio e ogni settimana compro parecchi dischi, soprattutto di cantautori e band americane. Altri nomi che sicuramente mi hanno indirizzato sono Van Morrison, i Waterboys, i Kinks, Tom Petty, Lucinda Williams… La lista è lunghissima. Credo che la mia musica sia stata profondamente influenzata dai dischi che ho ascoltato così come dai film che ho visto, dagli incontri che ho fatto.

Quali artisti italiani ammiri di più in questo momento e con chi vorresti collaborare in futuro?

Con molti di loro ho avuto già il piacere di collaborare: Claudio Lolli, i Gang, Luigi Grechi, Massimiliano Larocca, Stefano Barotti, Luca Ghielmetti e Massimo Bubola. Mi piacerebbe tantissimo poter fare qualcosa con De Gregori, ma purtroppo credo che questo resterà soltanto un sogno.

Nell'immediato hai intenzione di pubblicare un tuo nuovo cd , hai in cantiere nuove canzoni magari già in fase di registrazione?

Ho diversi progetti discografici che vorrei realizzare a breve e una ventina di nuove canzoni pronte per essere incise. Alcune di queste le suono già dal vivo come ‘Buon Anno Fratello’, ‘Brasile’, ‘I piani del signore’ e la ballata tex-mex ‘Gabriela Y Chava Moreno’.

Ti faccio una domanda che ho posto già ad altri artisti : in Italia si può vivere solo di musica?

Francamente il mio obiettivo non è quello di vivere della mia musica, ma di riuscire a dare i giusti stimoli affinchè si creino l’attenzione e gli spazi necessari per poter continuare a crescere in questa direzione. Io riesco a vivere di musica, ma perché oltre ad essere un cantautore mi occupo di organizzare tour e rassegne musicali. Ovviamente anche in questo caso il mio primo obiettivo è quello di cercare di promuovere un certo tipo di musica.

Ti consideri un cantautore schierato politicamente?

La definizione di cantautore che fa politica mi sta un po’ stretta. Mi piacerebbe essere più ottimista, ma mi sembra ben evidente che non siamo più negli anni sessanta e settanta. Detto questo, è indubbio che la musica sia un linguaggio e, in particolare il rock, un linguaggio capace di volare alto sopra ogni tipo di barriera. Oggi come oggi in Italia in pochi cercano di coniugare il rock con dei testi intelligenti e questo ne indebolisce il potere comunicativo, creando nella gente una progressiva disaffezione. Se si vuole davvero cambiare bisogna portare le persone ad innamorarsi di nuovo e con semplicità delle piccole cose. Penso sia questo il mio modo, o almeno il mio tentativo, di fare politica.

Prediligi l'attività in studio o i concerti dal vivo?

Sono due dimensioni completamente diverse, entrambe molto stimolanti. È emozionante stare in studio e vedere le proprie canzoni assumere a poco a poco una forma… Lavorare con un produttore come Bocephus King è stata un’esperienza davvero unica. E allo stesso modo faccio fatica a stare lontano dal palco e dal contatto con il pubblico. È chi le ascolta a dare realmente forza alle canzoni che scriviamo.

Sei contento del riscontro avuto da Soldati , che io personalmente considero il miglior cd italiano uscito nel 2007?

Soldati è un disco che mi ha regalato enormi soddisfazioni durante tutte le sue fasi; mentre ne scrivevo i testi, legati in particolare ai racconti di mia nonna, mentre ne incidevo le canzoni collaborando con amici e musicisti eccezionali e, infine, mentre lo presentavo live in tutta Italia. Fondamentale, come dicevo già prima, è stata la collaborazione con LifeGate, che mi ha dato la possibilità di ottenere delle bellissime opportunità per farmi conoscere. A tutto questo si aggiunge indubbiamente la soddisfazione tratta non soltanto dalle recensioni favorevoli, ma soprattutto dai pareri delle persone incontrate lungo la strada, dal loro entusiasmo e dalle loro emozioni. Certo, le critiche sono sempre dietro l’angolo e ci sono sempre tante ragioni che potrebbero spingerti a rinunciare, a demordere. Ma le mie motivazioni sono autentiche e solide, e spero che Soldati sia soltanto l’inizio di un percorso di crescita.

I cinque dischi che ti porteresti su un'isola deserta?

1) Blood on the tracks – Dylan

2) The Late Great Townes Van Zandt – Van Zandt

3) The missing years – John Prine

4) Rimini – Fabrizio De Andrè

5) Astral Weeks – Van Morrison

Maurizio Bianchimano

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