The Ship Magazine - di Jacopo Aloisi
mercoledì 7 gennaio 09 - 18:06
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Intervista al Maestro Enrico Ghedi

http://www.theshipmagazine.com/data/musica/enricoghedi.jpg

Ex tastierista degli storici Timoria, ma soprattutto grande artista...

Ciao Enrico, benvenuto sulle pagine di The Ship Magazine. Partiamo parlando di te, cosa fai adesso?

Salve e grazie per ospitarmi sul vostro sito. In questo periodo, come da tre anni in qua, sto lavorando come tecnico per un’azienda informatica bresciana. Sto scrivendo poesia e prosa ma per promuovere il mio lavoro artistico bisognerebbe dedicargli tutto o gran parte del tempo rubandolo ai week-end domestici e non ho il denaro necessario per farlo. Penso al mio racconto per Il Foglio uscito due anni fa nella raccolta “Non sono io il principe azzurro”, un bellissimo progetto ma rimasto sconosciuto e marginale. In Italia non c’è denaro né cultura per investire in cose nuove, magari sono interessanti ma non sicure e redditizie per cui va tutto in fumo. In quel periodo non ho potuto mettere a budget viaggi, presenze ai vari festival e cene per incensare e raccontarmi a qualche capo-redattore-direttore-artistico-disperato che decidesse di strappare una briciola ad una già piccola fetta di torta. Nella musica non è diverso, è dovuta intervenire la televisione per creare fenomeni musicali che possano finalmente vivere di musica, ma ho qualche dubbio anche su questo. Nella “ameritocratica” Italia è veramente difficile, ho un’esperienza ventennale nel campo musicale ma sono curioso ed ho conosciuto molte persone anche in ambiti diversi, basta pensare alle collaborazioni dei Timoria. E’ difficile sopravvivere se la tua famiglia non ha un ereditato conto in banca o degli amici di famiglia, quello che voglio dire è che in questo paese nessuno che non hai mai invitato a cena prima ti chiamerà per dirti: “ho letto quello che hai scritto, l’ho trovato sulla mia scrivania, si mi piace, penso che potremmo editarlo e ti daremo 1000 euro al mese per continuare a farlo”; piuttosto, dopo che hai inviato il tuo racconto e che ti sei sbattuto per cercare reali e/o fantomatiche case editrici, troverai egocentrici vanishing publisher che i soldi te li chiedono e a volte se vuoi qualche copia del tuo libro te la devi pure pagare. Diciamo che in Italia le pubbliche relazioni sono più importanti del valore della proposta artistica.

Per quanto riguarda il campo artistico, quali sono i tuoi progetti presenti e futuri?

Nel presente ho registrato con Omar Pedrini, mio ex collega nei Timoria e sempre caro amico nella vita, alcune tracce di sintetizzatori in diversi brani del suo ultimo lavoro; sto aspettando di sentire i missaggi quando saranno pronti, è stata una bellissima esperienza. Forse è un poco presto per parlarne ma qualche giorno fa il mio caro amico Walter Tiraboschi, valente attore, mi ha proposto di lavorare alla colonna sonora di un’opera diretta da un importante regista teatrale. Ma devo ancora incontrarmi con loro per capire, vi farò sicuramente sapere.

http://www.theshipmagazine.com/data/musica/enricoghedi2.jpg

Per dieci anni sei stato il tastierista dei Timoria. Cosa ti rimane di questa esperienza? Hai qualche rimpianto?

Dal 1985 al 2002, ovvero 17 anni, dall’inizio alla fine della nostra storia, con nessun rimpianto a parte quelli del “ senno di poi”, ma riguardano la sfera materiale; mi rimane quello che sono, l’io che non si guarda mai allo specchio e che a quarant’anni pensa ancora prima agli altri che a se stesso. Penso fondamentalmente che i Timoria siano stati una band unica che rimarrà patrimonio culturale per l’Italia e che insieme abbiano creato un’alchimia che sento tornare nei laboratori della musica italiana.

Cosa più ti manca degli anni vissuti con la band? Raccontaci un ricordo bello e uno brutto.

Il 90% del periodo vissuto con la band è straordinario, ma è anche straordinario avere vent’anni, ma anche trenta…via! Bello il concerto a Lodi nel 1987 con gli strumenti sul mio Fiat Fiorino e sul Peugeottino di Omar, bello al Palalido di Milano nel 1997, in quel contesto si sono conosciuti degli amici che ancora oggi mi sono vicini; ricordo i locali per suonare in Francia con le camere per dormire sopra il locale, Chez Colouche, il concerto per la Citroen alle due di notte, e centinaia di amici che ci hanno amato e seguito in tutta Europa. E poi mi mancano i Timo di via Vigevano, cotti distrutti abbracciati uno sopra l’altro dopo una notte assurda nel corridoio del residence quando sbagliammo piano. Mille ricordi splendidi. Brutto tutto il periodo di “ Un Aldo qualunque”, avrei voluto morire, anzi vorrei uccidere Aldo ancora oggi.

Quale il disco a cui sei più affezionato e perché?

El topo grand hotel: eravamo nel centro del cosmo, sold out alle date, critiche entusiasmanti, era successo tutto e poteva succedere di tutto. Potevo sbizzarrirmi coi miei suoni e con le idee, tutti i Timoria erano sullo stesso piano creativo ed ero abbastanza maturo per sapere cosa stavo facendo. Ma El topo è vicino e pulsa ancora, ed io sono nostalgico per cui ti dico che amo molto Etabeta, una vecchia amante, e 2020 che ha tutta l’energia dei vent’anni.

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Molti fan sperano di rivedervi sul palco. Utopia o realtà? Cosa ti senti di dire loro?

Rivederci insieme credo sarà molto molto difficile, so che farà male ma almeno in questo momento la vedo come una cosa improbabile, forse è ancora troppo presto, qualche volta se n’è parlato ma niente progetti.

Hai nostalgia del mondo della musica e del suo stile di vita?

Credo di aver risposto nella prima domanda, non voglio più essere nel “mondo della musica” ed il mio stile di vita è cambiato.

Mai pensato di avviare una carriera da solista?

Spero di poter curare una colonna sonora di un film o di uno spettacolo teatrale come è successo con “La scatola con gli Insetti” nel 1997, potrebbe uscirne qualcosa di ottimo.

Ringraziandoti per la tua gentilezza e disponibilità, ti lasciamo l’ultima battuta per salutare i tuoi fan.

I miei migliori amici sono miei fan e sanno dove trovarmi, non può essere diversamente per una persona che sta provando più che a fare l’artista a rendere la sua vita un’opera d’arte e l’amicizia è una cosa enorme, importantissima e rarissima e fa parte di questo progetto. Grazie per l’intervista, grazie a Jacopo ed alla sua proverbiale dolcezza. A la prochaine :-)

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