Innanzi tutto una breve presentazione dei Cubre ai lettori di The Ship magazine…
Ciao a tutti, noi Cubre veniamo dall’hinterland milanese, siamo attivi dal1998 e abbiamo fino ad ora pubblicato 3 album più un recente disco live. Le nostre coordinate sonore sono ascrivibili ad un mix tra il metal e l’hardcore nelle loro forme più evolute e progressive, citerei come esempi Botch, Neurosis e Napalm Death cosi per dare dei riferimenti immediati a chi legge.
Mi parlate di ‘Live for need’ dove è stato registrato e come mai la scelta di un disco dal vivo?
E’ stato registrato al CS Zapata di Genova nel 2008. Non avevamo mai pensato seriamente di poter mai riuscire a far uscire un disco dal vivo, ma ci si era presentata l’occasione, in Italia molto rara (quasi unica) per un gruppo underground, di registrare con un service tutti gli strumenti in piste separate. Questo ci ha permesso di poterci lavorare a posteriori in fase di mixaggio e avere cosi un disco che suonasse "bene". Abbiamo anche voluto dargli un tono celebrativo, essendo capitato a ridosso del nostro decimo compleanno. Crediamo inoltre di essere riusciti a dare una buona istantanea della dimensione live dei Cubre, aspetto appunto che nella nostra carriera discografica mancava.
Rispetto ai vostri primi album come è cambiato il vostro modo di scrivere le canzoni?
Soprattutto di recente nelle composizioni del disco che andremo a registrare, si è molto più propensi ad iniziare a dare le prime movenze ai pezzi partendo dalle ritmiche di basso e batteria, mentre precedentemente avendo due chitarre si cercava principalmente di amalgamare dei riff di chitarra proposti da ognuno di noi. Per questo i nostri pezzi nuovi risulteranno molto meno metal e geometrici e invece molto più soggetti a delle possibili improvvisazioni sul tema, cosa che probabilmente faremo quando li proporremo in fase live.
Per quanto riguarda i testi, chi li scrive di cosa parlano e cosa volete comunicare all’ascoltatore?
Di solito li scrive il cantante e riflettono un po’ gli umori di tutti noi, il nostro sguardo distaccato di tutto quello che succede nella quotidianità. Il fatto poi di far parte di un genere che in Italia è molto di nicchia ci ispira soprattutto nel prendere le distanze da quello che può essere lo status quo dell’uomo medio che non ha una propria vera coscienza ma che tenta di sopravvivere aggrappandosi a dei luoghi comuni che lo fanno star meglio, evitandogli la fatica di vedere, pensare e di avere delle opinioni.
Musicalmente parlando quali sono le band che vi hanno influenzato di più in passato?
Siamo quasi tutti cresciuti da ragazzini con il mitico giubbotto in pelle "chiodo" e non rinneghiamo di certo le nostre origini di brufolosi metallari, poi nel tempo è stato inevitabile il confronto con i più variegati generi musicali. Per questo l’elenco di band o persone si farebbe molto lungo, anche piccoli dettagli della nostra musica vengono influenzati consciamente o inconsciamente da tutto quello che abbiamo ascoltato in questi anni. Tornerei ai primi gruppi che ho citato all’inizio dell’intervista, giusto per essere sintetico.
Come siete venuti in contatto con la Hot Steel Records?
Abbiamo lavorato anni fa con Samuele di Pigstyconcerti, le nostre strade si erano temporaneamente separate e quando Samu ha messo in piedi la sua etichetta ci siamo trovati in maniera quasi naturale. Il nostro è un rapporto che penso parta in primo luogo da un grande rispetto reciproco, un po’ come dei vecchi combattenti che sono sopravvissuti a varie guerre, che non sempre sono state vinte. Cosi come conosciamo entrambi i nostri limiti.
Visto che siete attivi da parecchio tempo qual è il sacrificio più grande per tener su una band?
Il tempo sicuramente. E’ l’unica cosa che non si può controllare, semplicemente scorre e non puoi fare niente per fermarlo. Siamo comunque contenti delle centinaia e centinaia di ore delle nostre vite che abbiamo speso per la band, avremmo potuto fare altre cose è vero, nella musica e non, ma se andiamo avanti vuol dire che il nostro tempo dedicato alla band non è stato buttato via e che nel nostro piccolo ci siamo presi le nostre soddisfazioni. Finchè non ci abbandoneranno le energie andremo avanti a testa bassa, stanne certo.
Nel vostro ultimo concerto al Traffic di Roma avete suonato un pezzo inedito se non sbaglio cantato in italiano ce ne vuoi parlare e ce ne saranno altri in italiano?
Durante le lavorazioni del live ci siamo accorti che il pezzo che alla fine ci emozionava di più nelle tracklist era Involucro, uno dei nostri primi pezzi e l’unico che abbiamo mai scritto in italiano, e ci siamo detti: fanculo l’inglese, proviamo a fare dei pezzi cantati in italiano alla fine è la nostra lingua, la vediamo come una sfida e una nostra ulteriore evoluzione. Non è facile cantare in italiano in un genere musicale come il nostro, diciamo estremo.
Progetti futuri?
Come penso si sia intuito stiamo per registrare quattro pezzi più una cover per una mezz’oretta circa di musica. Proveremo a registrarceli da soli, abbiamo una saletta ben attrezzata e il nostro chitarrista dopo una scuola ora sta lavorando come fonico. E’ una scelta quasi forzata in quanto siamo alle prese con mutui,figli,affitti e le nostre casse sono decisamente vuote, sai i dischi in generale li comprano in pochi e gli introiti sono quelli che sono. E poi anche questa è una sfida/evoluzione no?
Qualcosa per concludere?
Speriamo di non metterci molto a terminare il nostro prossimo disco e di poter tornare quanto prima on stage. Non vediamo l’ora di farvi sentire la nostra musica nuova e non dal vivo, e perché no dopo e prima del concerto far due chiacchiere insieme ad una buona birra, parlando magari dei bei tempi andati o commentando qualche bel fondoschiena femminile..eheh..a presto!! CIAO!