Intervista agli Stoop

Da poco usciti con il loro primo album ma con una grande carriera live alle spalle. Stiamo parlando degli Stoop. Parliamo con uno dei suoi membri fondatori, Diego Bertani.
1) Ciao. Prima di parlare del vostro album di debutto conosciamoci meglio. Partiamo dal vostro nome. Cosa significa e da cosa è nato?
Il nome STOOP è fondamentalmente un’abbreviazione di stupid, ed è nato assieme all’idea per il titolo dell'album d’esordio, qualche anno fa. Già da tempo infatti avevamo deciso per il titolo Stupid Monkeys in the House, un riferimento a quelle scimmie che tornano spesso nei nostri testi e nella nostra grafica. Da lì abbiamo poi semplicemente cambiato il modo di scrivere STOOP, senza U, dato che ci piaceva di più. E' un termine che ha vari significati, ma in questo caso è stata più una questione di significanti.
2) Siete attivi dal 2003 ed avete suonato su grandi palchi come Heineken Jammin Festival. Come mai avete impiegato tutto questo tempo per registrare il vostro primo album?
In effetti 5 anni sono tanti, però secondo me la pazienza è stata fruttifera. In questo tempo abbiamo trovato un nostro suono e siamo anche pervenuti alla formazione attuale di sei elementi, dai tre coi quali eravamo partiti. All'inizio abbiamo semplicemente cominciato a scrivere canzoni. Partecipare ai concorsi era un modo per poter suonare su palchi come il main stage dell’HJF, la Shoreditch Town Hall di Londra o il Neapolis Rock Festival, che sarebbero stati altrimenti irraggiungibili per un gruppo agli inizi.. I concorsi sono un po' una scorciatoia, e non sono visti di buon occhio dai più “duri e puri”. Noi però ce la siamo sempre spassata, abbiamo suonato i nostri pezzi in situazioni che non capitano tutti i giorni e ce ne siamo sempre tornati a casa belli sereni, senza alcuna remora. Diego Galeri, qualche anno fa, aveva ascoltato alcuni pezzi e gli erano piaciuti. Così, quando ha deciso di aprire un’etichetta indipendente, la Prismopaco Records, ci ha proposto di produrre il disco e noi abbiamo accettato al volo.
3) Vi presentate al grande pubblico con questo disco d’esordio, Stoopid Monkeys in The House. Cosa ci dite di questo album?
E’ un album che raccoglie le cose che più ci piacevano fra tutto ciò che abbiamo scritto in questi anni… Nel tempo abbiamo infatti abbandonato parecchie tracce, man mano che si definiva la nostra identità musicale, e quindi il nostro disco di esordio è già una sorta di BEST OF. Magari i vecchi pezzi torneranno buoni quando, ormai vecchi e stanchi, non avremo più lo straccio di un'idea!
4) Nel disco date molto spazio a parti corali e a strumenti armoniosi. Quale atmosfera volete creare attraverso la vostra musica?
La nostra musica parte da una base pop-rock di provenienza sicuramente anglofona, che però noi coloriamo con strumenti quali percussioni, chitarre acustiche, fiati e cori, spostandoci così verso latitudini più vicine a noi. Abbiamo lavorato molto su questo aspetto, riarrangiando a volte anche brani che alla nascita appartenevano a mondi molto diversi. Però non è una semplice vestizione. Non è una canzone inglese col sombrero. E' un processo che, quando riesce bene, trasfigura l'essenza stessa del pezzo, pur senza tradirne l'idea originale.
5) Chi scrive le canzoni e da cosa nascono?
Le canzoni di quest’album sono nate da idee di Faber, mie e di Carloenrico Pinna, che ha anche prodotto, registrato e mixato il disco. A volte si parte da canzoni fatte e finite, altre da semplici spunti ritmici o melodici sui quali si lavora direttamente in studio, rimescolando, stravolgendo anche l'idea iniziale. L'esperienza di Carlo, in questa fase, è stata sicuramente fondamentale nel definire la dimensione musicale nella quale si muovono oggi gli STOOP.
6) I vostri testi affondano sempre su temi malinconici. Come mai questo pessimismo di fondo?
Parliamo di problemi e sensazioni in cui si può ritrovare un po' chiunque…chi, dopotutto, non ha mai rischiato di essere colpito da una pioggia di “spazzatura spaziale” piombata dal cielo? Però non direi proprio che siamo così pessimisti. Forse lo sguardo un po' cinico e disilluso che trapela da alcuni testi viene molto evidenziato dalle atmosfere musicali che invece, a volte, definirei addirittura solari...un po’ come faceva il grandissimo Rino Gaetano.
7) A quale brano siete più legati?
Credo che ciascuno di noi ti risponderebbe un titolo diverso. Faber ti direbbe Chupacabras & Fries, Carlo sicuramente Atlantico.. per quanto mi riguarda Garbage in space credo si riuscita particolarmente bene….
8) Il disco è stato prodotto dalla Prismopaco Records, casa discografica di Diego Galeri, batterista dei Miura. Quale rapporto artistico avete con l’ex Timoria e in che modo ha influenzato, se lo ha fatto, il vostro lavoro?
Con Diego Galeri c’è un bellissimo rapporto di grande stima reciproca e penso che la cosa più bella sia proprio il fatto che lui non abbia voluto influenzare minimamente il nostro lavoro…essendo musicista è stato molto sensibile in questo…gli sono piaciuti i brani e ci ha proposto il disco.
9) Quali sono i vostri progetti futuri?
Nell’immediato, per quanto mi riguarda… diventare padre! Ormai penso che manchino poche ore… Per quanto riguarda la band, siamo molto curiosi di vedere come verrà accolto il disco, e non vediamo l'ora di cominciare a promuovere l’album anche dal vivo.
Jacopo Aloisi
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