IN FLAMES - A Sense Of Purpose

ANNO: 2008
LABEL: NUCLEAR BLAST
Di nuovo sugli scaffali un nuovo disco degli In Flames e c’è subito grande trepidazione per ascoltare le nuove canzoni di uno dei gruppi che è sicuramente considerato tra i più influenti della scena metal contemporanea. Il titolo del nuovo lavoro è A Sense Of Purpose, e arriva dopo Come Clarity, disco in cui gli svedesi hanno per la prima volta unito il nuovo sound moderno e compatto con la potenza degli esordi. Non so quanto felici siano gli amanti della band degli esordi, quelli di A Jester Race, tanto per intenderci, ma sicuramente non si può dare torto ad un gruppo che con il passare degli anni ha contribuito in maniera forte e decisa, all’evoluzione di un genere intero. E’ anche vero che molte sono state le influenze che gli In Flames hanno preso dai gruppi metalcore americani, ma è anche vero che tali influenze sono state poi digerite e metabolizzate in modo da ottenere un risultato assolutamente personale.
Detto questo, parto subito dicendo che questo è un album che segue le orme del predecessore, aumentando forse, l’impatto delle canzoni a discapito di un songwriting complesso, puntando ancora una volta sull’immediatezza del risultato.
Infatti basterebbe l’ascolto della prima traccia a spazzare via ogni dubbio, The Mirror’s Truth, un vero e proprio turbine, dove anche i suoni utilizzati sono quelli di una band assolutamente moderna e grintosa. Per tutta la durata dell’album, si susseguono canzoni di livello alto, che hanno come caratteristiche principali un riffing tra il moderno e il classico, in brani che oscillano e non superano quasi mai i quattro minuti, sempre rocciosi, pesanti e dannatamente pieni di groove. La voce di Anders Friden oscilla tra le oramai consuete scream e clean vocals (anche se per l’album in questione l’utilizzo della voce pulita è diminuito) abbinate a dei ritornelli sempre molto melodici che ti rimangono impressi al primo ascolto.
I cavalli di battaglia, intesi come canzoni da apparizioni live non mancano di certo, Disconnected, Drenched In Fear e Sober and Irrilevant sono canzoni da headbanging puro, ma non mancano tracce più complesse e particolari, come nel caso di The Chosen Pessimist , canzone dalla durata di 8 minuti, forse la più sperimentale e che avrebbe avuto un sapore diverso se fosse stata la conclusiva del disco. In definitiva gli In Flames hanno registrato l’album che i più si aspettavano, che ricalca la strada intrapresa da qualche anno e che in questo episodio della loro carriera, strizza ancora di più l’occhio alle sonorità che tanto sono in voga oggi. Il fatto è che seppur privo di particolari soluzioni, di originalità assoluta e di una qualsiasi parentela con il sound degli esordi, gli svedesi di Goteborg non riescono a non convincerci, e ci regalano dei momenti di indubbio divertimento. Non verrà ricordato come un capolavoro, ma certamente convincerà parecchi ad entrare nel mondo degli In Flames.
Voto: 70/100
Antonio Leoncini
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