Heineken Jammin Festival: Imola, 17 Giugno 2006

Sono passati tre anni dall’ottima performance dei Metallica all’Heineken Jammin Festival. La band americana ha deciso di tornare sul luogo del delitto regalando ai suoi adepti un concerto da brividi. Ma ripercorriamo l’intera giornata andando per ordine. I vincitori dell’Heineken Jammin Festival Contest hanno aperto il secondo e conclusivo giorno della manifestazione: Water In Face. A seguire sono saliti sul palco prima gli Amphitrium, impeganti in una lunga tournee estiva di presentazione dei nuovi brani e inseriti all’ultimo momento nella scaletta di esibizione, e dopo i Trivium, considerati il futuro dell’ Heavy metal. Nonostante il caldo insopportabile il pubblico ha dimostrato di apprezzare la musica offerta dalle band “minori” del cartellone. Lo stesso non si può dire per quanto riguarda The Living Things, assaliti dal solito lancio di bottigliette, panini e quanto altro, proveniente dalla platea. Nonostante ciò la band americana capeggiata dai tre fratelli Berlin, è andata avanti regalando alla ristretta percentuale di ascoltatori interessati del buon rock’n’roll. Il tempo passa a ritmo di musica pesante e mano a mano l’atmosfera si fa sempre più calda. Sul palco sono attesi i Lacuna Coil, reduci dalla tournee di supporto a Rob Zombie. Così la maggioranza della folla che fino a quel momento si era riversata nel green village inizia a trovare posto nel main stage. Bisogna infatti sottolineare che i due giorni del festival non sono dedicati esclusivamente alla musica. È possibile, infatti, partecipare a numerosi eventi paralleli come attività sportive o colloqui professionali per lavorare nell’ambito della musica. Finalmente sul palco arrivano i Lacuna Coil e il pubblico si scalda grazie all’energia che Cristina Scabbia e company riescono a trasmettere con la loro musica. Si parte con Tight rope, Fragile, To the edge e Fragments of Faith. La band milanese sfodera la loro italianità con tanto di bandiera nazionale sul palco. Ma la folla esplode alle note iniziali di Swamped seguite dalla cover della canzone dei Depeche Mode, Enjoy The Silence, e dalla celebre Heaven’s a lie. L’esibizione si conclude con Daylight Dancer e Our Truth seguite dalla meritata standing ovation da parte del popolo metal. Ma lo spettacolo non finisce qui. Salgono sul palco quattro tipi molto strani che non promettono niente di buono. Ricoperti di tatuaggi, truccati e con strani cappelli. Loro sono i Avenged Sevenfold, band californiana dedita la metalcore. La folla si schiera subito dalla loro parte, mostrando affetto e partecipazione. Vengono colpiti da scariche di suoni pesanti, composti da riff melodici accompagnati da assoli di chitarra che penetrano nella pelle. Canzoni come Brest & The Harlot e Burn it down provocano un pogo continuo. Ma il pezzo forte dell’esibizione è la cover dei Pantera, Walk, eseguita con la partecipazione fisica e canora di tutta la platea. Bat country segna la fine dello show lasciando spazio agli applausi. Sono ormai le sette e mezza e l’esibizione dei Metallica si avvicina sempre più. Ma c’è ancora tempo. E soprattutto c’è tempo per The Darkness, la band che ha riportato il rock anni settanta ai giorni nostri. Il pubblico sembra diviso a metà. Una formata dai fedelissimi della band inglese. E una metà che non aspettano altro che sentir suonare i Metallica. Tuttavia viene lasciata a The Darkness la possibilità di suonare e di dimostrare che il rock scorre nelle loro vene. Si parte con One way ticket passando per Is it just me, Black shuck e Love on the rocks. Il cantante, Justin Hawkins, sembra un continuo uragano in movimento. Autentico giullare ha il compito di coinvolgere tutti gli spettatori nel mondo del rock. E la missione si può dire compiuta dopo che vengono proposte cover della storica band inglese dei AC/DC. Da rilevare l’apparizione nell’esecuzioni di molti brani delle tastiere violentate da Hawkins. Italia - USA è un momento d'aggregazione per tutti, fans dei Darkness e "duri e puri" arrivati fin qui solo per i Metallica. Il pareggio finale provoca tristezza e rammarico ma ... Ma il rammarico dura poco. Infatti sta per arrivare il momento più atteso della giornata. Stanno per salire sul palco gli headliner della giornata conclusiva del festival. La tensione si alza tra il pubblico. L’attesa scalda, come se ci fosse bisogno, ancora di più l’atmosfera. Finalmente le luci si spengono. Lo schermo manda le immagini di un film di Sergio Leone, Il buono il brutto e il cattivo, con in sottofondo la splendida colonno sonora firmata Ennio Morricone. Ad un tratto James Hetfield, Lars Ulrich, Kirk Hammett e Rob Trujillo irrompono sul palco e partono con le note di Creeping Death. La folla è un’autentica onda umana che canta a squarcia gola. Vengono proposti subito brani storici della band come Fuel, Wherever I May Roam e Unforgiven. Tra un brano e l’altro Hetfield dialoga con il pubblico creando una sorta di unione. Viene presentato anche un nuovo brano inedito. Una ballata metal che segue le orme del precedente lavoro in studio St.Anger. Ad un tratto i Metallica escono di scena. Le luci si spengono nuovamente. Sullo schermo compare un video messaggio. Si ripercorre la produzione dell’album Master of Puppets uscito nel 1986. Sono passati esattamente vent’anni dall’uscita dell’Ep. La band con questo tour estivo vuole celebrare l’anniversario riproponendo in concerto l’intero album. Si parte subito con Battery passando da uno dei brani di maggior successo, Master of Puppets e arrivando fino a Orion, brano interamente strumentale, basato sull’assolo di basso ben eseguito da Trujillo. Alla conclusione di Damage Inc., Hetfiled ricorda l’allora bassista della band, Cliff Burton, morto proprio nell’anno dell’uscita dell’album in un incidente stradale, provocando l’emozione dei 45.000 spettatori accorsi all’Autodromo di Imola. Lo show va avanti. Il bis viene dedicato a pezzi immortali dei Metallica come Sad But true, Nothing else Matthers, One, Enter Sandman e Seek and Destroy. Applausi e affetto per i Metallica. E un po’ di tristezza nel cuore: anche questo festival è finito.
Jacopo Aloisi
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