GERMANIA – Damian Rice e Dave Matthews

Da quando due cari amici appassionati di musica come se non più di me mi parlarono delle loro esperienze all’estero al seguito dei loro beniamini musicali, decisi anch’io che quello era un buon metodo per me di andare ai concerti che più mi interessavano e visitare città europee che altrimenti difficilmente avrei mai visto. La mia prima esperienza di questo tipo è stata a Londra l’anno scorso per andare a vedere Ray Lamontagne e Sondre Lerche, ma fin lì niente di difficile: il posto era conosciuto (per me infatti questa la terza volta a Londra) ed avevo anche un amico per appoggiarmi. Vista la positività della prima ho scelto di ripetere l’esperienza ma questa con più difficoltà: mi sono detto che l’occasione giusta erano due concerti ravvicinati a Colonia di Damien Rice e Dave Matthews e ho prenotato l’aereo (un ringraziamento speciale al Sig. Ryan che mi ha permesso di volare da Pescara a Francoforte A/R con soli 70 €, tutto incluso!). Visto che c’ero ho pensato di includere un secondo concerto di Damien Rice a Strasburgo. Aspettavo di poter assistere nuovamente ad un concerto di Damien Rice dall’esperienza molto coinvolgente dell’Horus club di Roma (Marzo 2004); allora eravamo tutti freschi di quel capolavoro di “O”, sentirlo dal vivo è stata una conferma del suo enorme talento. Uscito il suo secondo lavoro “9” Damien ha deciso di tornare on the road (anche se in realtà non si è fermato mai, tra iniziative benefiche e la promozione dei nuovi singoli). Per quanto riguarda Dave Matthews ero ansioso di sentirlo dal vivo praticamente da sempre…quando ho sentito che partiva per un tour acustico in Europa non ci ho pensato su neanche un minuto! L’unico neo poteva essere l’assenza della sua “spalla” di sempre Tim Reynolds con cui Dave registrò nel 1999 il fantastico “Live at Luther College” ma non tutte le ciambelle riescono col buco! Partito alla volta di Strasburgo il giorno 9 Marzo alle ore 11.00, subito si è presentato un imprevisto: il volo era in ritardo! Ho dovuto perciò rivedere tutto l’itinerario, cosa che mi ha portato, tra cambi di treni in stazioni ai confini della realtà ed incontri con personaggi caratteristici, ad arrivare alla meta parecchio oltre la mezzanotte! Il giorno dopo ho visitato con calma la città in attesa di assistere al primo dei tre concerti previsti. Mi sono presentato a “La Laiterie” mezz’ora prima dell’apertura con già una discreta fila ad attendere all’ingresso. Tutto sommato il concerto è iniziato in orario con i bravi Magic Numbers ad aprire; l’ora scarsa ad attendere in compagnia di una decina di pezzi scelti fra i due album pubblicati è stata piacevole e coinvolgente. Una mezz’ora per sistemare il palco e gli strumenti e Damien e la sua band, composta da Lisa Hannigan (voce), Vivienne Long (violoncello), Tom Osander in arte Tomo (batteria), Shane Fitzsimmons (basso e contrabbasso) e Joel Shearer (chitarra solista), iniziano la performance. Lo spettacolo non è molto diverso da come lo ricordavo, eccezion fatta per il pubblico: tutti sembrano conoscere alla perfezione ogni brano che Damien propone, sia quelli vecchi che i nuovi. In realtà dal vivo si comprende come “9” sia del tutto simile al suo fortunatissimo predecessore “O”: le differenze (il secondo più elettrico ed “aggressivo”, il primo più acustico ed intimo) si appiattiscono tanto da farli sembrare due atti della stessa opera. Damien si muove benissimo tra i pezzi “vecchi” e quelli più freschi concedendo nei bis una chicca per il pubblico francese come “The Professor”, una delle sue canzoni più datate (e a mio parere più belle) che scivola verso una filastrocca in lingua francese dai tratti dolci e, a quanto sembra dalle risate del pubblico, anche umoristici. Lo spostamento da Strasburgo a Colonia ha avuto decisamente delle caratteristiche più distese rispetto al mio precedente viaggio, anche se io ho fatto di tutto per complicarlo sfiorando la tragedia per un bagaglio dimenticato sul treno…comunque arrivato a Colonia sano e salvo mi preparo ad assistere a “Damien Rice Atto II”. Sembra che Damien abbia molti seguaci da queste parti, visto che il concerto inizialmente si doveva tenere al “Gloria”, in un secondo momento spostato alla “E-Werk” ed infine tenutosi al “Palladium”; matrioska di locali sotto un’unica gestione, differenziati, appunto, solo dalla capienza. L’apertura dei Magic Numbers è identica, nella scaletta e nella durata, alla sera precedente, mentre il menù propostoci da Damien e soci è di tutt’altra pasta. I pezzi forti sono sempre quelli: Delicate, Volcano, The Blower’s daughter, Cannonball, I remember per “O” e 9 Crimes, Rootless tree, Me, My Yoke & I, Coconut Skins per “9”. Stranamente Elephant, suonata a Strasburgo non è stata ripetuta, ma come già detto Damien sceglie pezzi diversi per le due location quasi a voler dare un accento maggiormente “rock” alla serata di Colonia. L’apice di entrambe le serate è stato comunque quella The Blower’s daughter che è entrata a forza nelle case di mezzo mondo grazie ad un ritornello emotivamente molto coinvolgente e alla scelta da parte di registi e produttori di inserirla nella colonna sonora di film e telefilm di produzioni variegate (pensiamo a Nanni Moretti nel suo “Il Caimano”); il pubblico la canta e va in estasi (a dire la verità più i circa quattrocento di Strasburgo, che i circa mille di Colonia) quando l’ultimo ritornello diventa Creep dei Radiohead, pezzo più volte coverizzato dal nostro, che non nasconde la sua fonte di ispirazione ma addirittura la sottolinea nella struttura e nell’arrangiamento di The Blower’s daughter Part II ossia Elephant. Due giorni a spasso per Colonia ed eccomi di nuovo in fila per un altro concerto; questa volta però è Dave Matthews e il suo “acoustic evening” ad attendermi. Decido di andare un po’ prima poiché il concerto, che si tiene alla “E-Werk”, al contrario di quello di Damien Rice nonostante sia esaurito da un po’ non è stato spostato in posto più capiente (forse per scelta dello stesso Dave…). La prima sensazione è subito positivo: da quel poco che capisco di quello che dicono intorno a me sembra che Dave non contento della riuscita dei precedenti concerti abbia deciso di richiamare il fido Tim Reynolds al suo fianco, con grande esultanza di chiunque venga a conoscenza della cosa (…me compreso!). Piccolissimo ritardo nell’apertura delle porte, ma estrema puntualità nell’inizio del concerto: alle 20.00 spaccate Dave e Tim cominciano a suonare. Quella che abbiamo è una versione aggiornata del concerto al Luther college; Si alternano grandi classici (Satellite, Crush, #41, Two step, Tripping Billies, Crash into me, Dancing Nancies) e canzoni più recenti (Gravedigger, Stand up, Rapunzel, Don’t drink the water). L’aspettativa era sinceramente quella di un’ora e mezza di ottima musica, ma Dave a quel punto anziché smettere lascia il palco a Tim per un solo di dieci minuti circa (probabilmente tratto da uno suo album solisti) per poi tornare a suonare. Il risultato è che a due ore ed un quarto Dave saluta ma tutti capiscono che sarebbero tornati su per i bis; ed infatti ci regalano altri cinque-sei pezzi tra cui la suggestiva Some Devil, per sola voce e chitarra elettrica (unico pezzo in cui Dave la imbraccia) e l’immancabile Ants Marching. Il totale fa quindi circa tre ore per un concerto di proporzioni monumentali; una delle cose che stupisce di più è che con la sua carriera oltre ad un numero spropositato di concerti alle spalle, Dave abbia ancora una grandissima voglia di divertirsi sul palco: lo fa suonando e cantando in maniera divina, oltre che parlando e scherzando con il pubblico. Lui stesso spiega che ogni volta che suona con Tim è un onore ed una gioia oltre che un immenso divertimento.
Giunto al termine di questa fantastica esperienza mi restano due considerazioni:
1) “9” è del tutto simile ad “O”. Potrebbe suonare ovvio ma intendo dire che quasi per ogni canzone del primo è possibile trovare una corrispettiva nel secondo. Sto parlando della struttura delle canzoni, “denudate” dell’arrangiamento, che, è evidentemente diverso nei due album, ma che nel live non lo è poi così tanto. Tutto ciò non significa che “9” sia brutto, anzi; probabilmente Damien ha deciso di andare sul sicuro proponendo un prodotto già collaudato, una specie di “O Parte II”, senza però rischiare nulla. Oltretutto la voce di Lisa Hannigan, che aveva rappresentato uno degli elementi di maggiore interesse in “O”, in “9” assurge ad un ruolo sempre meno da protagonista, preludio forse del divorzio artistico avvenuto il 25 Marzo con sommo dispiacere di tutti i fan della prima ora. Siamo tutti (o quasi) in trepidante attesa del terzo lavoro del nostro, che, speriamo, ci rivelerà finalmente se il talento di Damien sarà sbocciato oppure se “O” l’avrà totalmente esaurito.
2) Dave Matthews è uno dei più grandi cantautori di tutti i tempi. Bella scoperta, diranno in molti, ma per nulla scontata. Sentire le sue incredibili composizioni in versione acustica, spoglie degli importanti arrangiamenti delle versioni in studio, è assolutamente rivelatore. Siamo di fronte ad un artista che si è evoluto negli anni e che ha saputo andare oltre un paio di ottimi dischi. Nell’ arco degli oltre quindici anni di carriera ha mostrato una mostruosa creatività che, per nostra fortuna, sembra non diminuire, anzi tende decisamente ad aumentare, rendendo tutto ciò che fa, dai progetti solisti ai concerti acustici, dalle collaborazioni illustri ai mega-concerti con la sua Band, enormemente interessanti ed eccitanti. Mi permetto un consiglio: se mai Dave, solo, con Tim Reynolds o con la Band, dovesse passare a meno di 1000 km dal posto in cui abitate, andatelo a sentire, sarà un’esperienza che non dimenticherete. Un saluto a tutti, alla prossima avventura!
Piergiorgio Verrigni
Jacopo Aloisi
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