DREAM THEATER – Images and Words 
Con questo capolavoro i Dream Theater insegnano commuovono e anticipano quella che sarà la loro meritata gloria. Cosa sarebbe il Progressive metal senza loro? Probabilmente non avremo mai accostato queste due parole che da una parte ci parlano di armonia, atmosfere e progressione di tempi diversi e dall’altra di potenza e pienezza dei riff e dei ritmi. Images & Words si lascia leggere come un poema in cui il virtuosismo sottile del poeta ti accompagna senza mai pesare all’ascolto e al gusto di lasciarsi condurre in luoghi misteriosi. Così l’atmosfera incantata all’inizio di Pull me under con gli strumenti che entrano uno dopo l’altro ci trascina immediatamente dentro un ritmo crescente e un riff potente. Il testo ispirato all’Amleto parla della morte ed è come per simulare l’arrivo improvviso di questa che il brano conclude improvvisamente dopo la citazione del Soliloquio shakespeariano: <<O, that this too too solid flesh would melt >> spiazzando l’ascoltatore. Così dopo la tempesta arriva la quiete di Another day e ci lasciamo affascinare dalla voce di La Brie dolcemente accompagnato dalla tastiera, avvolto dall’affascinante sax di Beckensteine e sostenuto dagli arpeggi e dagli assoli slanciati di Petrucci che raccontano la faticosa lotta contro il cancro del padre di quest’ultimo al quale purtroppo non sopravviverà. Take the time è il brano che più di tutti incarna lo spirito del Progressive Metal (non a caso è stato composto da tutti i membri del gruppo). All’interno di questo, pieno di virtuosismi e ritmi coinvolgenti, è stata inserita la frase <<Ora che ho perso la vista ci vedo di più>> tratta da Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore ed è riferita ad un famigliare della band che ha perso la vista. Un’atmosfera diversa è quella di Sorrounded, inizialmente dai toni malinconici e delicati della voce e della tastiera e successivamente più vivace. Ma il manifesto dei Dream theater è tutto in “Metropolis part 1: the Miracle and the Sleeper” dove melodia tecnica e poesia non sono scindibili. Atmosfere uniche e irripetibili unite ad una storia accattivante destinata a partorire successivamente un intero album: Metropolis part 2: Scenes from a memory. Un’altra opera di valore è Under a glass moon coinvolgente e da brivido soprattutto per gli acuti di La brie. Dai passaggi molto agili all’assolo di grande ispirazione di chitarra e poi di tastiera, l’emozione è unica. L’anima solitaria e ispirata di Kevin Moore riflessa in una notte immobile e quasi eterna, è l’anima di Wait for Sleep. Al termine di Images & Words, segnato inizialmente dalla morte, ci attende una suite complessa ed articolata che ci parla di vita: Learning to live. La diversità di stili ed influenze che si mescolano in questo brano lo rendono un’eterna sorpresa, una suite gradevole e brillante che vorremmo continuasse anche oltre la sua naturale durata.
Camillo Frattari
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