"DATECI SPAZIO!!!!"
Sono in molti a credere che le cose fatte davvero bene nella vita un domani vengano poi ripagate nel giusto modo. Purtroppo da quasi quindici anni a questa parte i sogni, le ambizioni, le speranze di molti giovani aspiranti musicisti (come il sottoscritto), sono messe a dura prova da ciò che è la realtà quotidiana. Sono molti i gruppi che, dopo aver lavorato tutto il giorno, tra uffici o fabbriche, a volte naturalmente più di otto ore, passano intere nottate, dentro soffitte o cantine, a sudare su un giro di chitarra o una strofa di una canzone, mettendo tutto il loro impegno e guardando verso una sola direzione: la musica. Si sa, ogni mondo è paese, perciò non mi va di incolpare singolarmente l'Italia in quanto è un problema che riguarda tutti. C'è, però, da notare che in Italia le case discografiche prediligono materiale di stampo più commerciale, che risponda a canoni più "leggeri". Le giovani realtà underground vengono messe in secondo piano, puntando per lo più su prodotti "sicuri", che vendano e facciano aumentare sempre di più i guadagni. Non è solo un problema di case discografiche, per esempio in Inghilterra lo Stato finanzia i tour delle band e si interessa delle loro problematiche; perchè nel nostro Paese non esiste questo sistema?. Inoltre nei paesi del Nord Europa la figura del musicista viene messa sullo stesso piano d'importanza sociale di un medico; perchè nel nostro Paese no?. Insieme a queste domande ne esistono molte altre che neanche un libro di un milione di pagine riuscirebbe a contenere. In Italia esiste un festival della canzone italiana, famoso in tutto il mondo, il Festival di Sanremo. Anche da qui possiamo cogliere notevoli spunti che ci inducono a riflettere, uno su tutti è: perchè l'età media dei partecipanti alle edizioni sanremesi (che sono visti come un trampolino di lancio per le nuove generazioni di artisti) è di cinquanta/sessanta anni? Vi è, in un certo senso, lo stesso problema che si trova al Parlamento Italiano, dove non esiste un rinnovamento generazionale. Per non parlare della meritocrazia, che nel nostro Paese è sinonimo di utopia. Dalla Lombardia alla Sicilia ci sono realtà che aspettano solo di essere scoperte e di avere voce per urlare le proprie idee, alle quali , giustamente, non basta un localino squallido al mese (nelle migliori delle ipotesi naturalmente) e una bevuta gratis per essere "accontentati" e ammutoliti per un pò di tempo. In verità bisognerebbe capire queste band, dare loro più spazio e più possibilità di espressione, perchè non tutti pretendono di fare soldi a palate (come molti pensano), ma vorrebbero far conoscere la propria arte. Molti gruppi salgono sul palco consapevoli del fatto che non riceveranno nessun compenso, ma suonano lo stesso, senza pretendere troppo e riuscendo a fare la cosa più difficile in questa società, specie quando non si è presi in considerazione e si viene messi da parte, cioè divertirsi, vivere della loro passione e continuare a sognare nonostante le tasche vuote e le loro speranze messe a dura prova.
Roberto Sichetti
Jacopo Aloisi
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