CAVALERA CONSPIRACY - Inflikted

Dopo dodici lunghissimi anni, i due fratelli più famosi dell’intero panorama metal, decidono di mettere da parte tutti i rancori relativi ai problemi avuti in passato, che portarono Max lontano dai Sepultura e subito pronto a partorire la nuova band Soulfly, e Iggor, a continuare la propria avventura con il gruppo originario, non trovando però, quella vena compositiva che permise in passato ai Sepultura di produrre dischi che hanno dettato legge in ambito metal. Non serve molto per capire quali siano gli intenti dei brasiliani, basterebbe solo ascoltare l’opener dell’album, Inflikted, per farci tornare a sperare in un altro album fondamentale. Ma il risultato finale, come vedremo, sarà attorniato da luci ed ombre, anche se può essere considerato un risultato assolutamente apprezzabile.
Le undici tracce che compongono Inflikted sono scheggie di thrash metal, che ci arrivano come meteoriti impazzite, e tutto questo non può che far piacere a chi non aveva apprezzato la svolta hardcore dei Sepultura odierni, i suoni sono compressi e moderni, l’impatto è notevole come la voce sempre in grande forma di Max, che sprizza metal da tutti i pori. Brani come Sanctuary, Terrorize, e Must Kill non hanno bisogno di presentazioni, infatti ricalcano alla perfezione le caratteristiche di lavori come Arise e Chaos A.D., dove continue sfuriate e mid tempo si susseguono senza sosta, dirette e senza fronzoli, proprio come il risultato che i Cavalera Conspiracy vogliono ottenere. In Inflikted i due fratelli brasiliani sono integrati dall’axeman Marc Rizzo e il bassista Joe Duplantier, rispettivamente componenti di Soulfly e Gojira, ma è sicuramente il lavoro fatto da Max e Iggor quello più importante, quello che mette in rilievo la capacità di scrivere ancora canzoni che possano far male.
Un lavoro si buono, ma con qualche ombra: non tutte le composizioni riescono a rimanere sullo stesso livello, alcune sembrano trovare delle soluzioni scontate e a volta banali, badando solo ad imprimere violenza, senza pensare che a volte sarebbe meglio rallentare e dare più calore alle canzoni. Probabilmente sono voluti tornare in gioco, puntando esclusivamente sull’impatto e cattiveria che, in alcuni casi, stenta a trovare una quadratura ben circoscritta. In definitiva un buon ritorno per i brasiliani, ma questo disco deve essere considerato un primo mattone in vista di una casa da dover ancora costruire.
Voto: 69/100
Leoncini Antonio
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