BIOSCRAPE - Bioscrape

Nati nel 2006, i Bioscrape giungono alle registrazioni del loro primo demo dopo aver percorso le classiche tappe di una nuova band, come concerti e apparizioni varie, con il top raggiunto nel ‘That’s Life Festival’, dove i giovani ragazzi si sono posizionati al secondo posto in una manifestazione che vedeva come partecipanti anche gruppi di genere completamente opposto al loro ed ottenendo ottimi consensi da parte di critica e pubblico. I cinque brani che compongono questo lavoro sono stati registrati presso gli studi ‘La Fonderia Musicale’ da ‘Andrea di Debernardi’, puntando tutto su suoni compressi e pesanti, molto moderni e decisamente ben riusciti, soprattutto nel loro caso, autori di un new metal/post-core contaminato da suoni industriali, posizionando così la band tra gruppi come Coal Chamber, Machine Head e Kill II This. A livello musicale la proposta non è un granchè originale, sembra infatti di ascoltare un lavoro che spunta dritto dal bel mezzo degli anni 90, dove le vocals di Sandro ricordano in maniera incredibile quelle di Dez Fafara (singer degli attuali Devildriver), le chitarre si pongono come compromesso tra gli stop and go alla Fear Factory e alla pesantezza dei riff dei Korn più cattivi, senza dimenticare gli inserti elettronici che fungono da collante in tutti i brani. Affascinante la prima traccia ‘Level 7’, dove i suoni malati della chitarra trovano rifugio in alcuni inserimenti di synth ed il cantato aggressivo e distorto riesce a dare un buon impatto ad un buon pezzo. Le influenze di cui abbiamo parlato prima sono ancora più protagoniste nel brano ‘Souls Eater’, mentre la noise-oriented ‘Empty Day’ sembra essere uscita da un album del primo Marilyn Manson. Nonostante una partenza hardcore, ‘Discipline Of Hate’ non è dotata di un impatto importante, e tende a perdere cattiveria durante l’ascolto, cosa che non accade durante ‘Insanity’, granitica e pesante, che chiude questo primo lavoro in studio per i ragazzi piemontesi. I ragazzi suonano bene e sanno benissimo come scrivere canzoni che facciano saltare come molle, probabilmente hanno già trovato una giusta alchimia nel sound proposto, indubbiamente valido, ma che sembra poter accaparrarsi solo una piccola parte di pubblico, ovvero quella parte che ama allo spasimo tali sonorità, ed è proprio questo il problema, visto che nonostante la qualità della loro musica quest’ultima risulta forse essere arrivata alla fine della propria corsa.
VOTO: 65/100
Leoncini Antonio
Jacopo Aloisi
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