ALICE IN CHAINS - Jar Of Flies

L’altro lato della band di Seattle, sette brani struggenti che trasudano un rock dannatamente malsano e sofferto, sette brani in cui i sentimenti della band vengono alla luce in maniera quasi ossessiva. Dimenticate le classiche atmosfere grunge-rock di Facelift e Dirt, questo Ep acustico ci mostra tutta la grazia e la leggerezza della musica unplugged degli Alice in Chains. Questo è il primo Ep della storia ad entrare nelle charts americane al primo posto ed ancora oggi rappresenta un classico del gruppo americano e di tutto quel movimento musicale che ha cambiato la storia della musica dalla fine degli anni 80 fino ad oggi. Si parte con Rooten Apple, una miscela di rock a tinte blues dove la classica timbrica maledetta di Staley si posa sulle note della chitarra di Cantrell. Quasi incredibili e senza un’apparente logica le melodie in cui è avvolta la linea vocale del brano dove in maniera claustrofobica si parla della ragione della propria disfatta. Già dalla seconda traccia , Nutshell, bella quanto triste, i toni si fanno più oscuri e il tutto si sintetizza nella frase “If I can’t be my own, I feel better dead”, dove la mente oramai distrutta di Layne preferisce morire se non può più appartenere a se stesso. Nella successiva I Stay Away, i ritmi sono più movimentati ma non per questo meno malinconici, dove per la prima volta appaiono archi e violini che si fondono meravigliosamente con gli altri strumenti. Mentre si va avanti nell’ascolto l’immagine è sempre più chiara, sempre più angosciante, come quel volto di un bambino appoggiata su un tavolo che cerca di nascondersi dietro un barattolo pieno di mosche…. Si va avanti nell’ascolto e troviamo il primo singolo, No Excuses, dal sapore chiaramente country, che ci porta al perfetto connubio tra le due voci di Cantrell e Staley, sempre in grande sintonia tra loro, e allo splendido lavoro al basso di Mike Starr, come in sintonia sono le note della chitarra che su un tappeto di archi disegnano il brano strumentale di Jar Of Flies, “Whale & Wasp”. L’apice di questo lavoro si raggiunge con Don’t Follow, splendida ballata dove la voce di Layne raggiunge la massima intensità e profondità, portandoci ad un finale da lacrime. L’intro di batteria dell’ ottimo Sean Kinney apre l’intro di quello che è l’ultimo brano di questo splendido disco “Swing On This”, forse quello dalla ritmica più hard dell’intero lavoro che ci riporta lentamente alla realtà.
Finisce così il viaggio cominciato con Rotten Apple, un viaggio pieno di intensità , colmo di dolore e rassegnazione, un viaggio dove tre grandi musicisti e la mente malata di Layne ci trasmettono tutto il loro stato di isolamento e difficoltà.
Antonio Leoncini
Jacopo Aloisi
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